Di tutte le chat di cui disponiamo, diciamolo, Whatsapp è la più infame. Eppure è quella che usiamo costantemente, ogni momento della giornata sappiamo che possiamo affidare i nostri rapporti socio-amorosi-lavorativi alla prima applicazione che scarichiamo appena cambiamo smartphone.

Certo, alle volte fioccano così tanti messaggi, richieste, favori, che ti viene da pensare “Quindi è questo che subisce Dio quando ascolta insieme tutte le preghiere del mondo“. Sfuggirgli è quasi impossibile, con la versione Whatsapp web, l’applicazione infame si insinua anche sul tuo pc. E non serve a niente togliere il sonoro, o mettere la vibrazione: quel ronzzzzzzio quando arriva l’ennesima nota vocale, o la spia led sul cellulare spento che continua a lampeggiare subdola sono davvero difficili da ignorare.

Benvenuto su Whatsapp

Benvenuto su Whatsapp

Personalmente ho scoperto che lasciare il cellulare in carica in un’altra stanza, o dimenticarlo a casa per andare a fare commissioni veloci, può aiutare a sedare la psico-digit-osi, o sindrome della chat compulsiva. La patologia del secolo: ci sono casi così gravi che ho visto persone digitare al vento, simulando il movimento veloce e nevrotico dei polpastrelli che volano sul touchscreen, anche se non avevano un cellulare tra le mani. Come siamo ridotti? E questa non è che la punta dell’iceberg.

Come dicevo, Whatsapp delle chat è la più infame, non solo perché è la più pervasiva e invadente, ma anche perché è quella che ti sgama subito. Tutte quelle spunte, tutti quei colori, visualizzato/non visualizzato. Perderci la testa è facile. Le paranoie si fanno strada, sinistre e silenziose, dopo pochi istanti che hai inviato un messaggio: “Le spunte ci sono tutte e due” ti ripeti accigliato, “Adesso sono anche blu“, continui fissando lo schermo luminoso in stato catatonico. Controlli l’orario dell’ultimo accesso (tipo 4 minuti fa). Eppure “Ne sono passati 47 da quando gli ho inviato questo messaggio” (anche se tu non hai mai staccato lo sguardo da quella finestra).

E ALLORA PERCHÉ DIAVOLO NON RISPONDE?“. Gli isterismi esplorano vette sconosciute e i più disperati ripetono la procedura infinite volte. Chiunque stia cercando di eludere la conversazione, tuttavia, resta un sorvegliato speciale. Anche se disattiva la funzione che rivela l’ultimo accesso.

Smartphone e social, non passa giorno che non li usiamo

Smartphone e social, non passa giorno che non li usiamo

Da quando poi l’applicazione, progettata da Satana in persona, ci ha dato l’opportunità di cancellare, entro non ricordo bene quanti minuti, un messaggio inviato (magari alla finestra sbagliata) la tensione che corre sulla rete rischia di raggiungere livelli distruttivi. Che poi lo scopo di Whatsapp è quello di minare i rapporti, e le coppie sono la sua preda favorita: voi lo cancellate pure il messaggio, ma invece di scomparire in un buco nero, lì dove è il suo posto, ne resta una incriminante traccia che spiega gentilmente al vostro destinatario “Questo messaggio è stato cancellato“, come quando ti cade un cetriolino sottolio sul pantalone, lo pulisci via ma resta un’enorme chiazza d’olio. Bravi programmatori di Whatsapp, geni del male proprio. Un paio di volte, per provare, mi è capitato di cancellare un messaggio inviato, panico: “Perché? Che c’era scritto? A chi dovevi mandarlo?“. Un regime militare, in pratica. Ditemi voi se si può campare così.

Non vi dico poi i terribili strascichi che ne possono scaturire quando due si lasciano, e uno dei due non è proprio d’accordo, o con corteggiamenti soffocanti al limite del nevrotico. Passare dall’ossessione da risposta non pervenuta, allo stalking vero e proprio è un attimo. Diventa una questione di principio. Allora all’oggetto delle nostre persecuzioni, non resta che una sola mossa: ricorrere al tasto BLOCCA. A quel punto, caro stalker, hai voglia di “invia“-“invia“-“invia“…potresti continuare fino alla notte dei tempi, il tuo mittente ormai è in una bolla anti notifica, ergo non è più un suo problema, quei messaggi (a meno che non decida di sbloccarci), non li riceverà MAI.

Whatsapp: c'è anche chi non ti vuole parlare e lo dice chiaramente

Whatsapp: c’è anche chi non ti vuole parlare e lo dice chiaramente (dalla pagina Commenti Memorabili)

Ah, il tasto “blocca”, un’ancora di salvezza, un’oasi felice di beata tranquillità. E invece no! A quanto pare vi possono sgamare anche se bloccate. Ci sono dei segnali precisi per individuare gli utenti Whatsapp che vi hanno bloccati: prendete appunti, miei navigati “molestatori” da tastiera. Anzitutto se d’un tratto il destinatario delle vostre lunghe note vocali non rivela più il suo stato “online/ultimo accesso“, allora vi si dovrebbe accendere quanto meno un campanello d’allarme. In secondo luogo, seguitemi bene qui, se siete stati bloccati non sarete messi al corrente di nessun aggiornamento, così se lo spietato “bloccatore” vi ha davvero chiusi fuori dalla sua cerchia whatsapp, allora non riuscirete a visualizzare più l’immagine del profilo, qualora l’avesse cambiata, al suo posto troverete una cornice vuota, grigia, niente foto, uno spettro sulla vostra lista di contatti praticamente. Lui/Lei però continuano a vedere tutto di voi. Inoltre quella famosa spunta che indica sul vostro display che il messaggio è stato inviato correttamente, non diventerà mai doppia (il che indica che il messaggio è stato recapitato), perché di fatto lui, o lei, non lo riceverà. E una persona non riceve un messaggio solo in due casi, anzi tre: 1) il cellulare è spento 2) non c’è ricezione 3) indovinate un po’…VI HA BLOCCATO. Ora, è mai possibile che non accende il cellulare da 5 giorni o non prende da un mese? State realizzando eh… Già vi sta montando la rabbia e volete prendere a morsi il vostro smartphone come una galletta di riso, dite la verità (per carità non fatelo, non siamo in un episodio di Black Mirror).

Ad ogni modo, c’è un’ultima, inconfutabile prova che vi dirà se il vostro destinatario vi ha o meno bloccati. Provate a chiamarlo/a tramite Whatsapp, se siete stati bloccati non riuscirete mai ad inoltrare la telefonata, nemmeno se vi trovate sotto la mamma di tutte le wifi. A quel punto voi, miei infingardi utenti dal blocco facile, siete stati smascherati. E voi, stalker testardi come muli, non avete che da arrendervi all’amarezza della scoperta, spegnere il cellulare e andare a bussare alla porta di chi ha dribblato i vostri messaggi tutti questi giorni. Prima di farlo, però, io mi chiederei sempre: “Vale davvero la pena di continuare a cercare qualcuno che non vuole parlare con me?”