Scrocconi travestiti da influencer: attenzione è "virale"

Sono ovunque, smartphone-muniti, dotati di centinaia di account sull'oceano della rete a perdita d'occhio, ed offrono visibilità in cambio di "un'esperienza sul campo"

Chi sono gli influencer ormai credo vi sia ben chiaro: esperti di tendenza, che sui propri canali (si tratti di blog, canali youtube, profili Instagram o Facebook, o Twitter) si sono guadagnati un nutrito bacino di follower che si lascia “convincere”, “condizionare”, “guidare” nella scelta di un prodotto piuttosto che di un altro. Sono certi, in pratica, la cui opinione è tenuta in così alta considerazione tanto che marchi importanti decidono di bussare alla loro porta per dare visibilità a quello che vendono, come se fossero un spot ambulante. Per aggiudicarsi il titolo di influencer marketing, però, di utenti al seguito bisogna averne proprio tanti, tipo milioni, e se i like non si contano in k, meglio che lasciate perdere proprio.

Clio, regina dei tutorial make up su Youtube Clio, regina dei tutorial make up su Youtube


I campi in cui un influencer può influenzare sono tanti: viaggi, stile, moda, food, tech, videogiochi, giochi di ruolo. Potrebbe capitarvi, ad esempio, mentre saltate di pala in frasca su Youtube, che vi ritroviate sul canale di un tizio che fa recensioni di serie televisive, e decidere di spendere il vostro tempo su Netflix scegliendo l’ultimo innovativo titolo del catalogo, esaltato dallo youtubers-che-influenza, a scapito della 4° stagione del telefilm che tanto vi piaceva, ma che il tipo ha classificato come deludente o non all’altezza delle precedenti.

Che poi si tratta di una professione giovane: i suoi praticanti non superano la trentina, vi lascio immaginare il bagaglio di esperienza che si portano sulle spalle. Mi pare ovvio che dobbiate affidarvi a loro ciecamente.

In Italia abbiamo i nostri cavalli di razza, come Chiara Ferragni, che nasce come fashion blogger, o Giulia De Lellis, che nasce come corteggiatrice ad Uomini e Donne. Ora, può accadere che lo stilista Lorenzo Serafini bussi alla porta della futura signora Fedez per chiederle di indossare abiti e accessori nei suoi selfie o nelle sue appassionatissime story, lasciandole qualche capo in omaggio (pure se, parlando dell’ex Diavoletta 87, ormai le case di moda retribuiscono in sostanziose somme di danaro).

 

Chiara Ferragni, meglio nota come The Blond Salad Chiara Ferragni, meglio nota come The Blond Salad


Adesso, però, un po’ tutti stanno imparando il trucco, e chi ha la faccia più tosta di altri si lancia in ardite proposte commerciali. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della mini-influencer inglese che ha chiesto di soggiornare gratis in un hotel di Dublino, per 5 giorni, con il suo fidanzato a San Valentino. Elle Darby, questo il suo nome, ha proposto all’albergatore una copertura totale in visibilità durante la sua permanenza. L’albergatore le ha dato il ben servito, ripagandola con la sua stessa moneta e pubblicando la mail con la sua bizzarra richiesta sui social. Viralità con la pala su tutte le piattaforme, su tutte le testate mondiali.  Ne è nata una web-opera, a tratti surreale e grottesca. Un botta e risposta, tra l’influencer e Paul Stenton, l’albergatore, che sostiene di aver guadagnato molta più visibilità così (a costo zero) che non affidandosi ai video di Elle. Che poi, dove vuole andare Elle con appena 88 mila follower? Manco arriva al milione.

 







Ma la storia di Elle non è certo una realtà inedita, è solo quella che al momento ha avuto più risonanza delle altre. Gli influencer scrocconi sono ovunque, in mezzo a noi. Conosco ristoratori che sono stati avvicinati da sedicenti foodblogger, per un pasto caldo in cambio di articoli in cui parlavano e raccontavano della realtà gastronomica di cui volevano essere omaggiati. E mettete che quella realtà gastronomica vi ha fatto schifo? Come la ponete, signori influenzatori? Pagate piuttosto che mentire? O ne parlate  bene solo perché vi hanno fatto mangiare a scrocco? E quando i vostri follower e lettori, su vostro fidato consiglio, si saranno recati in quello stesso ristorante appurando che avete riportato un mucchio di stupidaggini e falsità? Che ne sarà della vostra attendibilità? Che ne sarà della vostra credibilità? Riuscirete a convivere con l’etichetta di “venduti“? Ma l’influencer scroccone è un furbo, e per andare sul sicuro si propone anche a ristoranti che già godono di ottimi feedback. Chi è in commercio, però, ne sa una più del diavolo, e capita che dall’alto in basso guardi lo spudorato e dica: “Ma tu veramente credi che uno come me possa avere bisogno di uno come te?“. Da che mondo è mondo, specie nella pubblicità, perché in fin dei conti è di pubblicità che stiamo parlando, per dare un assaggio dei propri servigi, lo si fa scommettendo e non pretendendo niente in cambio. Poi nel caso la vostra influenza sia stata determinate, magari la prossima volta si può anche avanzare qualche pretesa.

Benedetta Rossi, la star di Fatto in casa da BenedettaBenedetta Rossi, la star di Fatto in casa da Benedetta


Nel frattempo tenete presente che la voce del popolo resta sempre quella più attendibile di tutte, e oggi con servizi come TripAdvisor, Booking o LocalGuide, siamo tutti un po’ influencer, presi dalla smania di condividere senza sosta le nostre più disparate esperienze. In effetti sono di quella che spulcia le recensioni, e scelgo il mio ostello/albergo/ristorante con un elementare calcolo matematico: molte stelline=wow, poche stelline=bleah. Io cerco di essere altrettanto utile: Google ogni settimana mi chiede di valutare sempre lo stesso supermercato dove faccio la spesa da sempre. “Ciao Monica, la tua foto è stata visualizzata da più di 100 utenti. Grazie per la tua recensione“. Sono grata a quelli che lasciano i commenti sui guest-book, mi fanno fare un’idea a sommi di capi di quello che mi aspetta. Quello che secondo me bisogna tenere a mente, però, è che l’esperienza del singolo varia per caratteristica e percezioni, quindi tengo conto che se quel tubino verde pino indosso a Giulia De Lellis sta un amore e le dona una certa vivacità, magari a me conferisce l’aspetto del leone marino spiaggiato. Viceversa, se all’ex gieffina (che non è proprio campionessa d’altezza) una gonna lunga con balze la fa apparire terribilmente ridicola, non è detto che con lo stesso capo io non acquisti un aspetto distinto e raffinato. Insomma, il feed fino a un certo punto, poi a ciascuno il suo!