L'Italia alla ricerca della tomba di Nefertiti: un professore di Torino tenta l'impresa

Il team italo-egiziano diretto da Franco Porcelli prova a dimostrare che dietro la tomba di Tutankhamon si nasconda quella della Regina dell'Antico Egitto

Potrebbe essere un italiano a compiere una delle scoperte archeologiche più eclatanti della storia recente: Franco Porcelli, docente di Fisica al Politecnico di Torino, è già a Luxor, in Egitto, sperando di risolvere un mistero rimasto per millenni insolvibile: trovare e riportare alla luce la tomba di Nefertiti, la Regina egizia per eccellenza.

Il Professore di Fisica alla ricerca della tomba di Nefertiti

È una teoria audace“, ammette Franco Porcelli a Repubblica. Il professore del Politecnico di Torino si riferisce all’ipotesi lanciata da un archeologo inglese, Nicholas Reeves, secondo cui la tomba di Nefertiti si troverebbe poco distante da quella ormai famosissima di Tutankhamon, che non sarebbe altro che l’anticamera del complesso tombale della Regina. Un’ipotesi affascinante che ha messo in mano a Porcelli un biglietto aereo e l’ha portato a Luxor. “Dimostrarla sarebbe come vincere alla lotteria, ma in effetti durante i rilievi esterni fatti la scorsa estate abbiamo individuato delle cavità inesplorate“, ha spiegato.

franco porcelliIl Professor Franco Porcelli
Credits: Repubblica


La tomba di Nefertiti, stando alle teorie di Reeves e al lavoro che sta portando avanti il Professore universitario, aiutato da 6 ricercatori degli atenei torinesi e da alcuni egiziani, potrebbe nascondersi dietro la parete nord della tomba KV62, quella del faraone bambino, Tutankhamon. Dietro i bellissimi affreschi della camera mortuaria, potrebbe esserci l’intero complesso funerario della Regina Nefertiti. Sul lavoro di Porcelli ci sono grandi aspettative, come quelle dell’ex ministro egiziano Mamdouh Eldamaty con cui il team italo-egiziano collabora sperando di essere il protagonista della scoperta del secolo.

Cosa c’è dietro la tomba di Tutankhamon?

Quello che so è che con misurazioni non invasive, fatte dall’esterno della tomba di Tutankhamon, e basate su mappature tri-dimensionali, abbiamo individuato due spazi cavi, uno piuttosto grande, l’altro meno, che hanno attirato l’attenzione degli egittologi“, ha precisato Porcelli. “Con questo lavoro daremo una risposta definitiva”.

tomba tutankhamonLa tomba di Tutankhamon


Per riuscire a entrare nella tomba, il Professore di Fisica del Politecnico ha dovuto attendere per un anno le autorizzazioni da parte del governo egiziano. “Abbiamo in programma 6 giorni di rilievi, dentro e fuori la tomba, con 3 diverse tecnologie che non danneggiano la struttura e i suoi affreschi. Poi torneremo a Torino e ci vorrà quasi un mese per elaborare i dati. Solo dopo si capirà come muoversi. La tomba di Tutankhamon non può essere intaccata, quindi potrebbero chiederci di individuare altri punti da cui scavare per entrare nelle cavità inesplorate“.

L’unione (di fisica e archeologia) fa la forza

E se ciò che si nasconde oltre la tomba di Tutankhamon non si rivelasse la tomba di Nefertiti, Porcelli non parla certo di fallimento. “[…] Questa attività è solo parte della mappatura dell’intera Valle dei Re che stiamo realizzando. Dal nostro punto di vista l’obiettivo è stabilire come mettere a disposizione queste nuove tecnologie di fisica applicata all’archeologia. L’archeofisica è un campo relativamente nuovo, non siamo certo i primi a metterla in pratica, ma gli interventi sono sempre stati sporadici. Ora si tratta di mettere a sistema tutto questo”.

A proposito delle analogie con il precedente cinematografico Indiana Jones, Porcelli ha le idee chiare: “Noi lavoriamo in gruppo e cerchiamo di capire se sotto la sabbia ci sia qualcosa d’interessante e per cui vale la pena scavare. Siamo dei proto Indiana Jones, anche se il nome non mi piace”. Di sicuro, la vera impresa è trovare fondi per portare avanti un lavoro di qualità, che ancora una volta conferma l’eccellenza della ricerca italiana: “Finora siamo costati pochissimo […] Contenere le spese è un punto di forza, ma certo se avessimo più fondi potremmo completare prima la mappatura complessiva della Valle dei Re. Per questo oltre a fare gli archeofisici dobbiamo anche andare in cerca di finanziamenti e partner”.