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Sono ormai passati 8 mesi dal rogo della Grenfell Tower di Londra, in cui sono morti, insieme, Marco Gottardi e Gloria Trevisan, due fidanzati che in Inghilterra erano arrivati con il sogno di un lavoro ben pagato e un futuro felice. Un incendio tremendo non ha dato loro scampo, spezzando due giovani vite e aprendo il baratro davanti agli occhi dei genitori. Che cosa rimane di loro? 8 secondi. 8 secondi in cui Marco ha lasciato il suo ultimo saluto alla mamma e al papà, sapendo ormai che le fiamme non gli avrebbero dato scampo.

Giannino Gottardi ricorda Marco, morto alla Grenfell Tower

Lo aveva inviato alla segreteria telefonica del padre mentre le lingue di fuoco già stavano divorando la torre: per Marco e Gloria nessuna via di fuga.

Ecco perché l’architetto 28enne di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, ha voluto salutare per l’ultima volta i genitori. Appena 8 secondi, quanto basta a far riecheggiare in eterno la sua voce in casa Gottardi. Ed è il padre del ragazzo, Giannino, a rivelarlo al Corriere della Sera, a cui concede un’intervista che non cela amarezza.

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Gloria Trevisan e Marco Gottardi

Già, perché mentre l’incendio divampava i vigili del fuoco avrebbero intimato ai residenti della Grenfell di rimanere in casa a porte sbarrate.

Giannino Gottardi l’ha saputo da poco, durante il suo ultimo viaggio a Londra dove sta seguendo le indagini che attestino colpe e dinamiche di una tragedia che ha spezzato la giovane vita del figlio. “È stata una parziale consolazione apprendere che Marco e Gloria non sono morti arsi vivi. Li ha uccisi prima il monossido di carbonio“, ha confessato l’uomo. Le fiamme non hanno intaccato i documenti e i vestiti del ragazzo, che sono stati riconsegnati ai genitori.

L’incendio, le chiamate a vuoto, il messaggio di 8 secondi

Marco era un bravo ragazzo che aveva deciso di guardare all’Inghilterra, insieme alla fidanzata, sperando in un futuro migliore, in cui avrebbe potuto vivere del suo lavoro.

E ce l’aveva fatta in effetti: a Londra, in uno studio di architettura, Marco riusciva a mantenersi in un appartamento con una vista meravigliosa: in Italia, per lo stesso lavoro, veniva pagato una miseria. Appena 400 euro.

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Un ragazzo determinato che aveva voglia di rimboccarsi le maniche e farcela da sé. Quando l’incendio cominciò a divorare la torre, il 28enne non volle dire nulla ai genitori per non impensierirli. Era notte fonda. La signora Gottardi venne però informata da quella di Gloria alle 3.45. “Lo cercai subito sul cellulare. La voce non era concitata“, spiega il padre al Corriere. Le immagini alla tv, però, spiegavano un’altra storia, con la Grenfell Tower ormai avvolta dalle fiamme: è lì che Giannino Gottardi capì che stava per accadere il peggio. Un ultimo messaggio, di appena 8 secondi, sancì l’addio di Marco ai genitori. Erano le 4.10. Anche Gloria avrebbe fatto lo stesso con gli amici e con la famiglia. Giannino Gottardi ha provato a non far ascoltare il messaggio alla moglie: “Non riesco a capire perché cade in continuazione la linea. Vi voglio bene. A tutti e due, te e la mamma. Da lì, il silenzio. Il signor Gottardi continua a chiamare, il telefono a squillare a vuoto.

Le libellule e la forza di andare avanti

Oggi a Giannino e alla moglie rimane la lapide del figlio, a pochi passi da casa, su cui volano due libellule e campeggia la foto di Marco insieme a Gloria: entrambi sono sorridenti. Le libellule sulla lapide per il padre del 28enne sono un “segno” che continua a ripresentarsi alla moglie. “Le trova ovunque. Sui fiori davanti alla tomba. Sul cruscotto dell’auto nonostante i finestrini chiusi. Nella nostra casa di vacanze a Caorle. Ne porta due, d’argento, anche al collo“. Un legame forte, quello tra la mamma e Marco. “Gli ultimi tre mesi di gravidanza li passò fra letto e poltrona per una minaccia d’aborto. L’aveva voluto a tutti i costi, questo figlio“.

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Giannino Gottardi ricorda il figlio Marco e la fidanzata
Credits: il Corriere della Sera

Un amore che continua anche oggi con l’associazione Grenfellove. “Abbiamo scelto di chiamarla così perché l’amore è più forte della morte. Vogliamo premiare i più bisognosi fra i dieci migliori neolaureati dello Iuav che studieranno la sicurezza degli edifici. Il 26 giugno La Fenice di Venezia ci concederà di celebrare il compleanno di Marco nelle Sale Apollinee del teatro. Sto pensando al modo come farlo”, spiega Giannino, che nonostante l’affetto e il calore degli amici di Marco, la notte ancora si sveglia nell’angoscia, pensando a ciò che è accaduto appena 8 mesi fa. “Mi sento solo, vulnerabile“. Marco appare spesso nei sogni del padre, ma più spesso in quelli della madre che vorrebbe raggiungerlo. Sarebbe “l’unico modo di ritrovare la pace“, spiega Giannino. “Io mi sforzo di resistere“.

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