Sotto il tappeto, dietro i cuscini del divano, nel ripostiglio… possiamo nasconderlo negli angoli più reconditi della nostra casa, ma alla fine il nostro spirito nazional popolare salta fuori, almeno una volta l’anno: durante il Festival di Sanremo. Io, come è noto, odio le convenzioni, ma le tradizioni, quelle mi fanno impazzire. E Sanremo, sin da quando ho memoria, è una delle poche certezze incrollabili che ho su questo Paese. E fosse anche solo per poter avanzare le loro preziosissime critiche, tutti, almeno una volta durante la settimana della kermesse devono guardarlo.

Come di consuetudine, quest’anno, manco fosse una postazione Nasa, ho preso posto sulla poltrona, con pc sulle gambe, in collegamento telefonico con gli amici più fidati, e contemporaneamente su più piattaforme, per commentare live il fenomeno. Perché, caro Sanremo, non si scappa, ogni Festival ha i suoi pro e i suoi contro. Ed anche io, arrivata quasi alla fine di questa 68esima edizione, mi sono ormai fatta un’opinione sui punti forti e deboli.

OUT

Claudio Baglioni. Quella del direttore artistico di Sanremo è una vita difficile, almeno in quei 5 giorni di gara.

Diciamo che avevo riposto ottime aspettative nel buon Claudio, memore delle sue doti di mattatore, dimostrate anni fa con lo show Anima Mia. Quello era un Baglioni che si divertiva e faceva quello che gli diceva la testa. Ma a quanto pare il romano non è immune alla sudditanza che l’Ariston impone. E così, Baglioni, nei cui occhi abbiamo letto per tutti questi giorni il terrore di commettere un passo falso, s’è imbalsamato, ingessato nello smoking, tipo mummia. Non è il botox, come hanno insinuato diversi utenti sui social.

È proprio lo spirito che si è plastificato. Ti sei irrigidito troppo Claudio, è un postulato vecchio come la legge di Murphy: più hai paura di sbagliare più sbagli.

IN

Ma Baglioni ha fatto centro con gli ospiti senza ombra di dubbio. Dall’uragano Fiorello per l’apertura esplosiva, tanto che nel pubblico a casa è salito subito l’ “aridatece Fiorello“. Passando al momento amarcord di Pippo Baudo, istituzione del Festival, che ha fatto scendere a tutti una malinconica lacrimuccia ripercorrendo i suoi 50 anni dalla prima conduzione del Festival.

Un Highlander Pippo, se si pensa che nella rassegna dei grandi che ha presentato sull’Ariston ci sono più morti che vivi. Fino all’inaspettata incursione di Virginia Raffaele, la cui ospitata è stata tenuta segreta fino al momento stesso in cui la brillante imitatrice si è alzata dalla platea per salire sul palco. Amo Virginia perché mi dà sempre l’impressione di una che si diverte moltissimo, ogni volta che si trova sul palco. Con lei nulla è prevedibile: è riuscita perfino a disimballare il plastico Claudio che accanto a lei ha ritrovato la voglia di scherzare, imitando la Raffaele che imita Belén, e lo abbiamo amato!

Virginia Raffaele sul palco dell'Ariston

Virginia Raffaele sul palco dell’Ariston

IN

Il regolamento è un altro dei punti forti di questo Sanremo. Chi se le scorda le polemiche dell’anno scorso scaturite dall’eliminazione di Ron, Al Bano e D’Alessio, in merito all’infame meccanismo della classifica numerata. Baglioni ha deciso tagliare la testa al toro e di far fuori le posizioni, introducendo l’espediente delle tre fasce dove non esiste nessun ultimo posto. Solo tre zone: rossa (non ci avete convinti mancopenniente), gialla (senza infamia e senza lode) e blu (altissimo livello). Una trovata intelligente per ingannare l’orgoglio dei cantanti, ed evitare i capriccetti dell’ultima edizione.

Chissà se gli artisti in gara hanno capito che è Sanremo e non BravoBravissimo.

sanremo-(15)

I tre conduttori leggono la classifica

 

OUT

Il caso Ermal Meta e Fabrizio Moro, ahinoi, rientra negli OUT di questa edizione. Una situazione che ha creato profondo imbarazzo sia tra i due artisti, che sono stati sospesi dalla gara, che per l’organizzazione del Festival. L’accusa è quella di plagio, nei confronti di un brano che fu presentato alle selezioni di Sanremo giovani nel 2016. Ma più che di plagio si potrebbe parlare di autoplagio, dal momento che l’autore è sempre lo stesso, Andrea Febo, che all’epoca scrisse Silenzio (scartata alle selezioni del 2016) e quest’anno firma Non mi avete fatto niente, brano dell’inedito duo Meta/Moro che sin dalla prima esibizione ha conquistato il pubblico.

Baglioni, preso in contropiede, i cantanti sconvolti sulle loro pagine Facebook. Ma dico io, Febo, dovevi per forza riciclare il ritornello? Per un acino di sale si perde la minestra.

Ermal Meta e Fabrizio Moro restano a Sanremo

Ermal Meta e Fabrizio Moro si esibiscono al Festival di Sanremo

DALL’IN ALL’OUT

Le canzoni: oh, Baglioni aveva detto che questo doveva essere il Festival della musica ed ha selezionato solo brani di alta qualità. Non solo per le canzoni in gara, ma anche per gli omaggi e gli ospiti.

Un progetto degno di Sanremo, che ha ridato all’Ariston la dignità di Tempio della Musica. Poi, però a chiusura di ogni puntata il trio si esibisce in quella sigla tremenda, e il tempio della musica si ritrasforma nella parrocchia del quartiere, con tanto di “popopopopopo“. Non ci siamo proprio.

IL MOMENTO PIÙ TRASH

Mentre accadeva non ho potuto fare a meno di chiedermi: “Ma sta succedendo sul serio”? La gag peggio riuscita della storia, quella dell’esibizione di Michelle che canta E se domani, e perde la scarpa, con i due prodi lacché Baglioni e Favino che rimediano al danno (finto).

Fin qui tutto ok se non fosse stato per quest’immagine, che mi ha profondamente destabilizzato.

La scena di Baglioni a gattoni dietro Favino

La scena di Baglioni a gattoni dietro Favino

LA SCOPERTA DI QUESTO SANREMO

Per me è stato Pierfrancesco Favino. Dice “Ma come, non ti eri mai accorta del suo talento?“. Ma certo, sul grande schermo non ho mai avuto dubbi. Sul palco dell’Ariston, però, ha calato un asso vincente. Mentre Claudio e Michelle fingono di divertirsi, con la strizza che gli si arrampica addosso -perché anche se non lo vogliono dare a vedere si prendono troppo sul serio- Pierfrancesco è sfrontato, sembra non avere niente da perdere e se ne frega. Favino si diletta in canto, ballo, imitazioni, eppure risulta credibile e professionale persino quando nei panni del Daddy Yanky della situazione si esibisce con Despacito in un rap latino e fa ballare una Hunziker in stile Tina Carlyle di The Mask.

E si preso il lusso anche di “ridicolizzare” Michelle, quando la svizzera si è lanciata tra il pubblico per baciare il suo Tomaso, in preda ad un incontenibile moto romantico.

 

Pronto per il #DopoFestival #sanremo2018 #gnigni

Un post condiviso da Pierfrancesco Favino (@pierfrancescofavino) in data:

Insomma, il Festival non si smentisce e funge da specchio del meglio e del peggio dell’attuale prospetto culturale. Gira voce che questo potrebbe essere l’ultimo anno al teatro Ariston, e già mi vengono le lacrime, ripensando a quando da piccola mi fiondavo davanti al televisore per ascoltare la sigla cantata da Modugno: “Ciao ciao Bambina…”, credevo davvero la cantasse solo per me.

Ma come insegna Pippo, i tempi cambiano, e qualsiasi cosa mi riserverà il prossimo Festival io sarò prontissima.