di maio


Tecnicamente, Rimborsopoli dovrebbe essere una questione di panni sporchi da lavare in famiglia: il progetto di donazione di parte dello stipendio da far convolare in un fondo per le Piccole e Medie Imprese è stata un’iniziativa esclusivamente dei 5 stelle. Ciò che è emerso (i bonifici fatta da alcuni parlamentari e poi annullati, il milione abbondante che manca dai conteggi) invece è diventato l’arma insperata di molti partiti verso il Movimento 5 Stelle a 3 settimane dalle elezioni. Il perché si tratti di un’occasione imperdibile è ovvio: il M5S ha stabilito tutta la sua filosofia sul concetto di onestà e anche sulle donazioni che i parlamentari e le regioni facevano mensilmente, criticando chiunque non facesse come loro. E, per Matteo Renzi, l'occasione è troppo ghiotta e subito parla di "scrocconi e truffatori", aggiungendo: "Sono loro stessi a definirli cosi".

Ora che i nomi cominciano ad aumentare e i controlli portano ai primi risultati, l’interrogativo è uno solo: Rimborsopoli sarà un boomerang, come dice Di Maio, che si ritorcerà contro gli altri partiti, o sarà il motivo di una disillusione definitiva per gli elettori pentastellati?

Di Maio contro le polemiche

In prima fila a combattere ci sono i due fanti del Movimento: Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera incede a pugno duro contro i trasgressori: “Chi ha violato le nostre regole, chi ha tradito i nostri principi sarà cacciato dal Movimento. Chi non risulterà in regola per me è già fuori”. Lui per primo avrebbe chiamato Filippo Roma de Le Iene e sarebbe andato con la troupe del programma in banca a controllare i bonifici effettuati, confermando di aver donato in tutto circa 370mila euro.

[caption id="attachment_256439" align="aligncenter" width="854"]luigi di maio Di Maio con Le Iene a controllare i bonifici[/caption]

Per Di Maio, la questione Rimborsopoli è un boomerang: "Ora per i cittadini è chiaro che noi abbiamo restituito 23 milioni di euro mentre gli altri si sono intascati fino all'ultimo centesimo". Le cifre, in realtà, ancora non tornano. Per ora sono 10 i nomi dei parlamentari coinvolti nella vicenda: Maurizio Buccarella, Elisa Bulgarelli, Andrea Cecconi, Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Emanuele Cozzolino, Ivan Della Valle, Barbara Lezzi, Carlo Martelli e Giulia Sarti. Barbara lezzi potrebbe non essere condannata alla “scomunica”: pare infatti che abbia avuto un problema con un solo bonifico, e che avrebbe già provveduto a restituire la cifra contestata. Emanuele Cozzolino parla di 13.000 euro mancanti, non versati per “problemi personali”. Massimiliano Bernini ha respinto ogni accusa, pubblicando vari pdf fornite dalla banca in cui si vedono i bonifici effettuati. Da dove arriva, allora, il buco di 1 milione abbondante di euro?

Di Battista: "Abbiamo trovato la soluzione"

Ancor più acceso il tono di Di Battista, presente anche davanti alle telecamere di Di Martedì  di Giovanni Floris. A scandalo appena scoppiato, Di Battista ha usato toni molto aspri per parlare di questa situazione: “Io sono molto inca**ato. Sono inca**ato di girare l’Italia e di dover parlare di questo e non delle nostre proposte politiche. Ma posso essere inca**ato io, io che ho restituito i soldi, non certo le sanguisughe degli altri partiti che devono tacere”.

[caption id="attachment_256440" align="aligncenter" width="854"]alessandro di battista Di Battista a Di martedì[/caption]

La replica di Floris è prevedibile: “Il problema è che le persone che facevano il bonifico, lo fotografavano e lo annullavano, continuavano a fare la morale agli altri. Su quella linea teorica avete costruito l’identità politica”. Di Battista ribatte anche sulla questione controlli: “Non abbiamo potuto controllare perché siamo incredibilmente onesti: non volevamo che quei soldi delle restituzioni transitassero attraverso un fondo intermedio del M5s. Ma il prossimo giro lo faremo: abbiamo trovato la soluzione”.

In realtà, stupisce come una cosa su tutte non sia balzata agli occhi di chiunque controllasse questo sistema: sul sito www.rendiconto.it. dove vengono pubblicati tutti i pdf delle ricevute, delle buste paghe e anche dei rimborsi del M5S, sia nei casi dei parlamentari coinvolti sia in quelli di altri sono presente le richieste di bonifico, e non le ricevute. Come mai non è stato richiesto ai parlamentari un tipo di prova di pagamento più rigido, proprio su un tema tanto fondamentale per il Movimento?

Scuse  e giustificazioni

Ora, chi è stato nominato deve reagire. C’è chi è scomparso: il profilo Facebook di Cecconi è stato chiuso. Carlo Martelli ha parlato di cifre irrisorie, comunque già restituite. Ivan Della Valle ha lasciato il Movimento 5 Stelle, con un post di scuse sulla sua pagina: “ho sbagliato e ho deluso tutti”, scrive, e aggiunge: “Non mi soffermo sui problemi finanziari e personali che mi hanno portato a tutto questo, non sono scusanti”. Molte le critiche (a tratti, gli insulti) di elettori delusi che hanno invaso i profili social dei parlamentari coinvolti. In molti, però, esprimono anche solidarietà ed empatia: "Non ti deve far spaventare da questa gogna mediatica, creata ad arte dai giornali e dalle televisioni per screditate il movimento". Altri definiscono rimborsopoli un "piccolo errore". 

Rimane da vedere cosa accadrà ora, e se il Movimento 5 Stelle deciderà di chiarire chi abbia trattenuto cosa dal patto delle donazioni. Tra le voci più amare, si sa solo che spunta ora Beppe Grillo, che sul suo sito ha pubblicato un video in cui spiega cosa sia accaduto secondo lui: "Ci siamo rimasti male, voglio dire, anche io ci sono rimasto male, tanti attivisti ci sono rimasti male, vorrebbero andare sotto casa di questi e far casino, lasciate stare". E poi, ancora più amaro, continua: "Ho un omaggio da dare ed è un libro, intitolato "come smettere di fare schifo quotidianamente", sono 10 consigli che comunque loro non seguiranno".