Sono stati iscritti nel registro degli indagati 2 poliziotti e un funzionario di polizia accusati di calunnia e coinvolti nelle indagini per la strage che uccise il magistrato Paolo Borsellino. I 3 poliziotti sono il funzionario di polizia Mario Bo e i poliziotti Michele Ribaldo e Fabrizio Mattei.

Mario Bo era già stato indagato e accusato in passato, sempre per lo stesso reato, ma le indagini erano state poi archiviate.

Il reato di cui vengono accusati i tre è di aver depistato le indagini, durate anni, sulla strage di via D’Amelio. Nello specifico, i 3 avrebbero portato Vincenzo Scarantino, un malvivente di bassa lega, a dichiararsi pentito di mafia.

Nel 2009 l’uomo, all’inizio delle indagini, fu portato a mentire e a fingersi implicato nella strage di via D’Amelio. Inoltre, fece il nome di altre persone, dicendo che anch’esse erano implicate. In seguito, avrebbe raccontato di aver subito orrende torture da parte dei 3 poliziotti implicati, che lo portarono a recitare la parte del pentito per garantirsi la sopravvivenza.

strage via d'amelio

Via D’Amelio, dopo l’attentato

Per colpa delle dichiarazioni di Scarantino andarono a processo, e furono ingiustamente condannati all’ergastolo, 7 persone: Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso, Gaetano Scotto, Salvatore Profeta e Gaetano Murana.

Anche se anni dopo le rivelazioni del (vero) pentito Gaspare Spatuzza ha fatto chiarezza sull’innocenza dei 7, alcuni dei quali hanno anche fatto molti anni di carcere.

Prossimamente, è assai probabile che per Bo, Mattei e Ribaldo arrivi un rinvio a giudizio.

Vincenzo Scarantino

Vincenzo Scarantino

La prima versione

Poco dopo la strage di via D’Amelio, in un clima di grande fermento e anche di tensione tra magistratura e Stato, venne fuori il nome di Scarantino: accusato da tre malviventi arrestati in precedenza, fu detto che era stato lui a rubare la fiat 126, poi riempita di tritolo e fatta esplodere in via D’Amelio.

Poco dopo sarebbe stato arrestato un uomo del Sisde, Bruno Contrada, accusato di concorso in associazione mafiosa: era proprio l’uomo che aveva condotto le indagini che avevano portato all’incarcerazione di Scarantino. Vincenzo Scarantio sarebbe in seguito stato messo sotto protezione, in quanto “falso pentito”, ma avrebbe vissuto anni di fortissimo rimorso perché aveva mentito ed aveva mandato in carcere degli innocenti.

paolo borsellino

Paolo Borsellino