È morto Luigi Necco, storico volto di 90esimo minuto

Il giornalista fu il volto che caratterizzò la gloriosa stagione del Napoli di Maradona. Famose molte espressioni che lo stesso coniò a quel tempo

È scomparso a quasi 84 anni Luigi Necco, iconico giornalista di 90° minuto. Necco divenne popolare nel mondo della cronaca calcistica per via di alcune sue espressioni famose (“Milano chiama 3, Napoli risponde 4!”) e per le sue telecronache negli anni in cui il Pibe de Oro giocava nel Napoli. Il giornalista è morto per una grave insufficienza respiratoria.

Senza peli sulla lingua

Al di là delle espressioni da lui coniate, Necco divenne famoso per le domande e le affermazioni schiette. Fu lui, nel 1986, a chiedere a Maradona se il famoso gol tanto discusso dei mondiali a Città del Messico fosse stato un gol di testa o un gol di mano: la “mano de Dios”. Davanti a tale domanda, Maradona rispose: “Tutte e due”.

Fu vittima di un agguato

Luigi Necco fu vittima di un attentato di origine malavitosa: fu gambizzato in quanto parlò del legame tra il boss Raffaele Cutolo e il presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia. 

Nel 2016, Necco aveva raccontato a Il Giornale gli eventi che avevano portato alla sua aggressione: parlò del 1981, e di quando esplose lo scandalo che riguardava il calcio scommesse e le mazzette che venivano elargite per la ricostruzione delle zone terremotate in Irpinia. “Io seguivo quel filone”, ha raccontato due anni fa Necco: “E feci vari servizi su soldi sporchi e società di calcio, Avellino in testa. In una pausa del processo a Raffaele Cutolo, capo della Nco (Nuova camorra organizzata), Sibilia andò a baciare ‘o professore, facendogli consegnare dal calciatore più prestigioso della sua squadra, il brasiliano Juary, una medaglia d’oro con scritto A don Raffaele Cutolo, con stima. Io, che avevo assistito alla scena, riferii tutto in tv durante 90° minuto”. Nell’intervista a Il Giornale, Necco aveva spiegato che in realtà Cutolo non avrebbe voluto che il giornalista venisse gambizzato: “Fu chiesto a Cutolo se, a seguito del mio sgarro, poteva farmi sparare. Disse: I giornalisti non si toccano. Aggiungendo: E Necco mi è pure simpatico”. Fu Enzo Casillo, luogotenente di Cutolo, a organizzare l’agguato, per “guadagnare visibilità”. Furono 3 colpi di pistola alle gambe, che però non fermarono mai il giornalista, che fino a 2 anni fa andava ancora in giro per Napoli a girare video per documentare i problemi della città e su Canale 9 conduceva L’emigrante.

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