È morto Emiliano Mondonico: il grande mister

Si è spento dopo una lunga malattia Emiliano Mondonico. Aveva da poco compiuto 71 anni. Il calcio piange un grande mister

Se ne è andato all’alba di questa mattina Emiliano Mondonico. Il mister era ricoverato da alcuni giorni a Milano, è morto dopo una lunga malattia che lo ha colpito negli ultimi 7 anni. È un simbolo non solo del calcio ma di tutto lo sport nazionale.

Un simbolo per i tifosi

Prima giocatore nelle file dei granata, poi allenatore. È lì che Mondonico ha rapito il cuore dei tifosi: alla prima stagione riesce a portare il Toro nella zona qualificazione per la Coppa Uefa, ma soprattutto a quella finale con l’Ajax che i tifosi granata proprio non dimenticheranno mai. Al Delle Alpi finì 2-2, al ritorno il Toro ci provò a portare a casa quella coppa, ma il momento che tutti ricordo fu quando, preso dalla rabbia per quel rigore non dato dopo un fallo di de Boer su Cravero, Mondonico protestò alzando al cielo una sedia. A Firenze gli hanno dedicato una via, solo per intuire quanto fosse amato da tutti.


È morto Emiliano Mondonico: il grande mister



La malattia

Ci sono trenta possibilità su cento che la Bestia ritorni“, aveva detto solo qualche mese fa. Poi la terribile notizia di oggi. “Il calcio mi dà la forza di per continuare la sfida“.

mondonico

Mondonico con i colori della viola



Da giocatore ha vestito le maglie di Cremonese, Torino, Monza, Atalanta, e poi ancora Cremonese. Anche se tutti ricordano anche i colpi di testa, simpatici, della sua vita di giocatore, come quella volta che si face squalificare per poter andare al concerto dei Rolling Stones al Palalido di Milano.





Aveva raccontato all’Eco di Bergamo: “Io sono stato allenatore 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno. Nel mio lavoro mi sono immerso in modo totale e le società che mi hanno avuto lo sanno bene: dal Toro all’Atalanta, al Napoli, alla Fiorentina e, da ultimo, anche all’AlbinoLeffe dove ho vissuto stagioni bellissime. Ho idealmente indossato le maglie delle squadre che ho allenato facendole diventare una seconda pelle. Qualche anno fa, al primo insorgere del male, mi sono fatto da parte spontaneamente, dicendo no anche a qualcuno che mi aveva cercato: avendo la testa anche su questo problema, non avrei potuto pensare totalmente al lavoro. E un allenatore al 70-80 per cento non può essere un buon allenatore“.