Capodoglio muore soffocato da 29 kg di plastica

L'animale era stato ritrovato morto sulle spiagge di Murcia: aveva ingerito anche un bidone e vari sacchi di rafia

Sta sconvolgendo il mondo il caso del capodoglio, ritrovato spiaggiato a Murcia nel febbraio scorso, morto soffocato dai 29 chili di plastica che aveva ingerito. Il caso ha fatto grande scalpore, ed ha portato il governo marciano, in collaborazione con il ministero dell’ambiente spagnolo, a promuovere una campagna per sensibilizzare la popolazione a livello ecologico.

29 chili di rifiuti

Capodoglio, gigante dei mari. Con i suoi 18 metri di lunghezza e un peso di 50 tonnellate, è la balena più grande: eppure, sono bastati dei rifiuti di plastica a ucciderne un esemplare. Non si trattava, va detto, di una manciata di sacchetti di plastica: nel corpo del grandissimo odontoceta: nel suo corpo, sottoposto ad autopsia, sono stati trovati sacchi di rafia, pezzi di rete, immondizia, addirittura un bidone di plastica. Tutto questo materiale ha fatto soccombere il capodoglio, soffocato per “plasticidio”.


Un fenomeno in crescita: ogni anno l’Europa riversa in mare fino a 500mila tonnellate di plastica e di rifiuti. Essendo la plastica non biodegradabile bensì fotodegradabile, cioè che accade è che con il tempo la stessa sta riducendosi in minuscoli frammenti, che però non si volatilizzano e rimangono in mare diventando ancora più pericolosi per ogni creatura marina.



I risultati dell’autopsia sul capodoglio hanno sconvolto la Spagna, che ha quindi deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione e di pulizia delle spiagge. Anche Greenpeace da tempo cerca di sensibilizzare pe persone sul tema: un esempio ne è la scultura a forma di Balena, piena di rifiuti, creata da Greenpeace Philippines e che si trova sulla spiaggia di Naic (Cavite).

balena greenpeaceL’installazione di Greenpeace a Naic


Isole di plastica

Il problema dei rifiuti di plastica è ormai un flagello ecologico di portata planetaria: basti pensare alla nascita di vere e proprie isole di plastica, formatesi a casa del fatto che le correnti oceaniche tendono ad accumulare i rifiuti in determinate zone particolari. La più nota è il Pacific Trash Vortex, la chiazza d’immondizia del Pacifico, che ha un’estensione stimata tra i 700.000 km e i 10 milioni di chilometri. L’isola di plastica esiste dagli anni ’80, ed alcuni eventi ne ha peggiorato la natura: tra questi anche lo tsunami giapponese del 2011, che ha causato l’ingresso nell’oceano di numerosissimi detriti.

isola di plasticaL’isola di plastica


(Foto in alto: Murcia regional government, CARM)