Suicida per le bugie sulla laurea, il prof: "Lasciamoli liberi di sbagliare"

Giada De Filippo aveva detto a parenti ed amici che si sarebbe dovuta laureare. Invece, era tutto un castello di bugie, che la giovane non ha potuto reggere

Giovane, amata, con tutta la vita davanti: Giada, forse per un attimo, non è riuscita a vedere che, nonostante le bugie, nonostante gli esami non dati e una tesi di laurea inesistente, una soluzione c’è sempre.

L’altro ieri, giorno che secondo i suoi amici e parenti doveva essere quello della discussione di laurea, Giada non ce l’ha fatta: di lì a pochissimo tutte le persone che amava avrebbero scoperto che le mancavano in realtà parecchi esami alla laurea e che quel giorno, non c’era nessuna tesi da discutere. Non per lei, almeno. Così, si è diretta verso il tetto dell’università Federico II di Napoli, e si è gettata giù.


L’ultima chiamata, con il fidanzato

Aveva l’abito elegante, tutti i parenti al seguito, il fidanzato con fiori e regali pronto a festeggiarla. Ed è proprio lui l’ultimo che è riuscito a parlarle: poco attimi prima che lei si buttasse dal tetto, lui l’ha chiamata, ignaro di tutto: voleva sapere in che aula dovevano recarsi per la discussione. Lei, invece, gli ha detto ben altro: lo ha ringraziato per tutto, salutandolo, addirittura chiedendogli: Riesci a vedermi?”. A quel punto, infatti, lei era in cima al tetto.

giada si butta dal tetto

La Filippo II di Napoli (Immagine di repertorio)



Nessuno è riuscita a fermarla. Giada si è buttata, strangolata dalla massa di piccole bugie dette giorno dopo giorno, sotto il peso insopportabile della paura di deludere tutti quanti.

Il professore: “Non è una gara”

Il professor Guido Saraceni, docente di filosofia del diritto e Informatica Giuridica, è molto attivo sui social ed ha voluto dedicare alcune riflessioni importanti alla vicenda di Giada De Filippo. “L’Università non è una gara”, scrive Saraceni: “Non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro”. E, nella conclusione del suo posto, invita tutti a spiegare ai propri figli, amici e fratelli una cosa molto importante: Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo. Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare. Questo è il più bel dono che possono ricevere. Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita“.