Piazza San Carlo, parla il capo della Questura: "Dovevamo ai torinesi una risposta"

Dopo 10 mesi d'indagini e l’annuncio dell’arresto del gruppo che ha dato il via alla calca di piazza San Carlo, emergono i dettagli sul gruppo

Dopo circa 10 mesi d’indagine la Questura di Torino è riuscita a trovare i responsabili della calca di piazza San Carlo a Torino, stando a quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, il gruppo aveva commesso furti e rapine in tutta Italia.

Piazza San Carlo: parla il questore

Ci sono voluti 10 mesi per venire a capo di quella che sembrava un’indagine destinata a restare un caso irrisolto, ma il Prefetto di Torino è stato chiaro, “Dovevamo ai torinesi una risposta“. Queste le sua dichiarazione ai microfoni di Sky Tg24. Sono in totale 8 ragazzi nati e cresciuti in Italia, anche se di cultura magrebina. Vivono in periferia, “Giovani, sfacciati, con poca scolarizzazione alle spalle“.


piazza san carlo

Il gruppo si era già reso protagonista di piccoli reati e furti durante grandi eventi, da Piazza San Carlo hanno ricavato circa 60 grammi d’oro da collanine e orologi. “Sono degli sbandati, abbandonati a sé stessi, condizionati dall’uso dei Social Network“, questo il profilo tracciato dal Prefetto “Sono ragazzi assolutamente immersi in un patrimonio di disvalori e non di valori”.

Ed è proprio grazie ai Social che l’indagine ha raggiunto il suo punto di svolta,  i membri del gruppo si scambiavano per messaggio gli articoli relativi ai loro colpi portai a segno “Dove andiamo noi succede sempre casino”.

Il padre di uno dei ragazzi: “Perché lo hai fatto?”

Chi è Mohamed Machmachi? Per il padre un ragazzo che ha tutto; una casa, due genitori che si prendono cura di lui e delle 3 sorelle più piccole, la possibilità di studiare per imparare un mestiere (quello di elettricista). Ma a quanto pare per il ragazzo questo non era sufficiente, rincorreva altro, voleva maglie e scarpe firmate. “Mio figlio? È venuto a prenderlo la polizia, se lo sono portati via ieri sera. Di quello che ha fatto io non so nulla. Non lo sa suo padre. È un bravo ragazzo, la mattina studia a scuola e i pomeriggi li passa in palestra”, queste le parole della madre, ancora scioccata da quanto accaduto.

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La casa di Mohamed, come riporta La Stampa- Torino,  era stata perquisita il 10 luglio e la polizia aveva trovato tre collanine strappate. La famiglia, già scioccata per quella scoperta, ancora non era a conoscenza che il figlio avesse preso parte al disastro. “Perché lo hai fatto? Qui hai tutto, ti ho dato tutto” ha detto il padre schiaffeggiandolo, da allora non gli ha più rivolto la parola.

Il ragazzo, 20enne, nato in Marocco ma cresciuto a Torino, era stato fermato insieme ai suoi complici dagli agenti davanti a un Compro Oro in un’altra zona della città.  I vicini hanno raccontato che da quel giorno il padre non gli ha più rivolto la parola e non solo “Quella sera si è preso un sacco di schiaffi”.

Piazza San Carlo: uno degli autori si era pentito

Poi c’è Sohaib Bouimadaghen, 20 anni anche lui, classe 1998 nato a Cirié, di lui si conosce ciò che dicono i coeateni: “Sohaib lo conosciamo, è cresciuto qui in mezzo a noi. Ma non è del gruppo. Stava con altri, che venivano da Barriera o da altre zone di Torino. Un altro giro, un giro brutto

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Il ragazzo aveva commentato sui social il disastro e con i suoi complici si è scambiato frasi ironiche sullo spray utilizzato per le rapine. Poi qualcosa cambia, il senso di colpa prende il sopravvento e allora comincia a pensare di confessare: “Sai il casino che è successo l’estate scorsa, quando c’era la Juve? Stavo per andare alla polizia e dire che ero stato io. Te lo giuro, mi sento una merda”, ha scritto in una chat con un amico e poi ha aggiunto “È un peso troppo grosso… quello della Juve, non ho più voglia di fare queste cose”.