Mangiamo carne e vogliamo vita migliore per animali: il paradosso degli allevamenti intensivi

Il Ministero della Salute si sta impegnando sul benessere animale negli allevamenti intensivi, imprescindibili per l'alto consumo di carne. Grande attenzione alle condizioni di vita dei suini

Se ne parla tanto e non potrebbe essere altrimenti, specie con le tantissime inchieste che denunciano le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi: ma che cos’è, in soldoni, il benessere animale? Ha senso citarlo per esemplari che, comunque, termineranno la propria vita in un macello? Secondo il 94% degli europei, stimava Eurobarometro nel 2016, la questione è molto importante e, di conseguenza, allevatori e distributori da tempo lavorano per far sì che gli animali che finiscono sulle nostre tavole vivano dignitosamente fino alla propria morte.

Il benessere animale: il lavoro sugli allevamenti dei suini

In Italia, sotto la lente d’ingrandimento ci sono al momento gli allevamenti di suini: il Ministero della Salute sta infatti spendendo parecchio tempo nel ridefinire e rendere operative nuove strategie per migliorare il benessere dei maiali cresciuti nel nostro Paese. Sempre nell’ottica di un allevamento intensivo, specifica Luigi Bertocchi, veterinario a capo dell’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna.  “Questa è la conditio sine qua non per garantire proteine animali a tutta la popolazione“, si legge sulle pagine de Il Corriere della Sera.


maiali benessere animale

Bertocchi lavora nella Crenba, il Centro di referenza nazionale per il benessere animale nato per rispondere alla sempre crescente attenzione che viene rivolta agli esemplari dall’allevatore fino al consumatore. Già da due anni su alcuni prodotti delle maggiori catene della grande distribuzione si legge “allevato nel rispetto del benessere animale”, ma sulle risposte da dare su cosa significhi tutto ciò per chi i capi li alleva e li uccide c’è ancora un gran chiacchierare. Lo scorso marzo, per creare un punto di riferimento sul tema in tutta Europa è stato creato un Centro Europeo per il benessere animale, con sede in Olanda.

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La pratica del taglio della coda ancora diffusa in Italia

La Crenba, dopo aver lavorato sulle linee guida per il benessere dei bovini, è adesso al lavoro, come detto, su quello dei suini. Come nel primo caso, usato per regolare i termini di produzione di latte e carne, si parla sempre di condizioni di “pascolo zero”, in cui le mucche e i maiali vivono per tutta la vita in pochi metri di stalla. “Finché la gente mangerà carne dovremo produrla così. Consideri che la domanda di carne è destinata a raddoppiare nei prossimi 30 anni, confessa Bertocchi.

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La scelta di puntare dritto sugli allevamenti dei maiali è figlia di un’ispezione dell’UE con il Ministero sulla certificazione del benessere dei suini avvenuta lo scorso novembre 2017, in cui l’Italia sarebbe stata ripresa per non aver rispettato alcune regole base. I produttori hanno preso provvedimenti, convinti che però il loro metodo di lavoro sia in regola con il sistema vigente nel nostro Paese. Sono stati introdotti, in ogni caso, divieti contro la morsicatura delle code e contro il taglio di esse, precedentemente quasi una norma nonostante sia vietata da ben dieci anni. Proprio il taglio della coda dei maiali è uno dei punti cardine di chi lavora per migliorare sul benessere di questi animali: in forti condizioni di stress, i maiali tendono a morsicare la coda altrui, per questo il taglio ovvia a molti problemi come il cannibalismo, già osservato negli allevamenti intensivi,  e ovviamente infezioni ed effetti collaterali.

Una pratica tenuta d’occhio dalla CIWF, Compassion in World Farming, ong anch’essa impegnata nel tutelare il benessere degli animali. “Riuscire ad allevare animali con la coda lunga è il principale indicatore che permette di dire che quell’ambiente è più o meno adatto alle esigenze del suino“, spiega Elisa Bianco, della Ong. CIWF chiede che nelle gabbie sia presente un suolo di paglia e che vengano cancellate altre pratiche come le gabbie di gestazioni per le scrofe.