Massimo Bossetti arriva in Cassazione e implora una nuova perizia

L'unico condannato per la morte di Yara Gambirasio chiede, ancora una volta, di rifare i test sui reperti di Dna che a suo tempo lo fecero individuare dagli inquirenti. I test, però, furono ritenuti irripetibili

Condannato in primo grado, successivamente ri-condannato in appello. Ora, Massimo Bossetti, unico ritenuto colpevole per il delitto di Yara Gambirasio, tenta la strada della Cassazione: il 12 ottobre ci sarà la prima udienza. Ora, in attesa di un nuovo verdetto, Bossetti chiede ancora una volta ciò che già in passato aveva implorato: una perizia del Dna.

La perizia impossibile

Il 17 luglio 2017, la Corte d’Assise d’Appello aveva confermato la sentenza all’ergastolo emanata in primo grado. Anche in quell’occasione, fino all’ultimo, Massimo Bossetti aveva chiesto che venissero rifatti gli esami del Dna, ma tale richiesta era sempre stata rifiutata in primis per motivi pratici: la quantità di Dna ritrovato sul cadavere della 13enne Yara Gambirasio è talmente minima da non dare la possibilità di ripetere le analisi. Nel corso del processo d’appello fu il procurato generale Marco Martani a spiegare perché ripetere gli esami fosse un’utopia: “Non sarebbe stato possibile conservare campioni di riserva per ulteriori analisi perché è stato necessario ampliare il campo delle analisi sui reperti. È stata una necessità investigativa. Le ulteriori analisi finiscono per consumare il reperto, ma non è stato leso il diritto di difesa perché l’imputato all’epoca non c’era”. Tale certezza finì per scatenare una polemica mediatica, nonché processuale: ovviamente la difesa di Bossetti si aggrappò proprio alle considerazioni dell’accusa, dicendo che se il Dna era così esiguo, esso non permetteva di fare le adeguate prove ed analisi per dare effettivamente per certo il risultato.

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Dal canto suo Salvagni, avvocato di Bossetti, in un’intervista a Bergamo Post aveva dichiarato che era stata costruita una sentenza di primo grado partendo dal test del Dna e creando a sostegno dello stesso tutta una serie di prove “satellitari” ma, a suo dire, inefficaci: “Una serie di elementi con cui la sentenza ha puntellato la prova del Dna”, aveva detto, rimarcando poi: “Indizi che la stessa sentenza, però, definisce “ambigui”. Presi singolarmente sono privi di capacità individualizzante”.

bossetti comi genteMassimo Bossetti in una foto del matrimonio con Marita Comi (Fonte: Gente)


Bossetti: “Date la speranza a un uomo!”

La lettera di Massimo Bossetti, scritta in carcere ed indirizzata ai giudici, è appassionata e a tratti disperata: “Quello che a tutti voi chiedo è com’è possibile, per un uomo, difendersi se non gli viene mai data la possibilità tramite una perizia sul dna più volte da me implorata, scrive, battendo un’altra volta sul lato della perizia.

Poi, passa a raccontare come ritiene gli sia stata tolta “ogni dignità, dignità di figlio con una mamma che ormai non ha più lacrime, una famiglia che ne ha viste e vissute tante, stravolta, rovinata. Ogni volta che ho un colloquio con i miei cuccioli, figli porto per giorni il fardello della disperazione, con mia moglie che dal cuore mi dà coraggio ma dai suoi occhi traspare la tanta, immensa sofferenza”.

salvagni camporini comiMarita Comi con gli avvocati Salvagni e Camporini


In ultimo, come ha fatto più volte nei suoi appelli, Bossetti chiude con una disperata richiesta ai giudici, quella di ridargli una vita: “Cari signori giudici questo è lo sfogo, l’urlo disperato di un “uomo” che mai ha smesso nel lottare e con forza vi grida, con coraggio nel far luce illuminando quanto ancora è avvolto nell’oscurità in una sola parola: verità. Per favore date la gioia della speranza ad un “uomo” perché ad oggi la mia vita non è più vita!”.