trattativa stato mafia

Dopo più di cinque anni di udienze arriva la sentenza e arrivano le condanne del processo sulla trattativa Stato-Mafia. Al centro del dibattimento quel canale di dialogo aperto tra i boss di Cosa Nostra e alti funzionari statali, mentre in Italia imperversava la stagione stragista. A rendere possibile gli accordi i vertici dei Carabinieri, trasformatisi in ambasciatori per i padrini siciliani. Condannati politici ed ex alti gradi dell’Arma, oltre ai boss Bagarella e Cinà.

Processo sulla trattativa Stato-Mafia: arrivata la sentenza

La sentenza è stata letta nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, dal Alfredo Montalto, presidente della Corte d’Assise.

Condannato Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, anche lui imputato ma deceduto prima della fine del processo. Per lui la pena è di 28 anni di reclusione, molto più alta rispetto a quanto richiesta dalla Procura. Insieme a Bagarella Antonino Cinà, il medico di Riina e Provenzano, condannato a 12 anni.

bagarella

Leoluca Bagarella

Tra i vertici del Ros ci sono il generale Mario Mori, condannato a 12 anni così come Antonio Subranni, e il colonnello Giuseppe De Donno, per lui 8 anni. Colpevole anche Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italia, condannato a 12 anni. Le accuse per loro sono di minaccia a corpo politico dello Stato.

Il super testimone Massimo Ciancimino è stato condannato a 8 anni per calunnia, mentre è caduta l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno DC accusato di falsa testimonianza. Prescritte infine le accuse del pentito Giovanni Brusca.

Concluso dopo 5 anni il primo grado

Le sentenze verranno motivate tra 90 giorni, e saranno certe fino all’inizio del processo d’appello. I pm che hanno rappresentato l’accusa nel primo grado sono Nino Di Matteo, il quale ha ricevuto anche diverse minacce di morte nel corso del procedimento, e Francesco Del Bene, per l’Antimafia.

Insieme a loro i magistrati Vittorio Teresi e  Roberto Tartaglia. Ci sono volute 220 udienze e circa altrettanti testimoni, tra cui anche il Presidente emerito Giorgio Napolitano, per le intercettazioni in cui parlava al telefono con Mancino.

nino di matteo

Nino Di Matteo. Foto: Pinterest

Il processo ha contribuito a gettare nuova luce su quella stagione che ha visto i peggiori attentati di Cosa Nostra, contro civili, istituzioni e giudici. Mentre il potere politico cercava di venire a patti con questa entità spregevole, morivano Falcone e Borsellino, venivano messe le bombe a via dei Georgofili, a Roma e a via Palestro a Milano. Come ha commentato Nino Di Matteo: “Che la trattativa ci fosse stata non occorreva che lo dicesse questa sentenza. Ciò che emerge oggi e che viene sancito è che pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle richieste della mafia. Mentre saltavano in aria giudici, secondo la sentenza, qualcuno nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss chiedevano. È una sentenza storica“.

(Foto copertina: Guglielmo Mangiapane/NurPhoto)