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Filippo Bisciglia da piccolo è stato affetto dal morbo di Perthes, una malattia degenerativa molto rara. Il conduttore di Temptation Island lo rivela solo adesso, in un’intervista a Uomini & Donne Magazine. Il racconto dell’ex protagonista di Tale e Quale Show risveglia dolorosi ricordi.

Ma nelle sue parole anche una nota di speranza per tutti coloro che vivono le stesse difficoltà che si è trovato ad affrontare. Bisciglia infatti racconta di essere definitivamente guarito e di aver sconfitto la malattia. 

La rivelazione

Quando ero piccolo ero affetto dal morbo di Perthes” comincia. Si tratta di una patologia di tipo necrotico-degenerativa che rischia di compromettere gli arti inferiori.

In Italia i casi di Perthes sono 19 su 100.000. Il morbo, che in molti casi si manifesta nell’infanzia tra i 2 e gli 11 anni (con una frequenza maggiore tra i 5 e i 9) colpisce la testa del femore compromettendo le capacità motorie degli arti inferiori.

Filippo Bisciglia

Non fu un periodo bellissimo della mia vita. Il morbo di Perthes è una malattia che causa una decalcificazione dell’anca e ti costringe a non camminare. Per un anno e mezzo, dai due anni in poi, non ho potuto muovere le gambe. Mi sentivo a disagio: una di quelle sensazioni che ti resta dentro per tutta la vita“.

La terapia sperimentale

Il conduttore ha però raccontato di essere guarito dall’incubo, grazie al contributo di una cura sperimentale. Bisciglia deve tutto al medico che lo ebbe in cura, il dottor Milella, che preferì la terapia, riuscendo ad evitargli l’intervento chirurgico.

Mia madre si affidò al Dottor Milella che stava sperimentando una nuova cura, molto più lunga, ma che mi avrebbe permesso di non rinunciare alle mia gamba“. Questa cura ha conferito a Filippo Bisciglia anche un primato, stando a quanto racconta. “Grazie a lui sono diventato il primo bambino ad aver sconfitto il morbo di Perthes in questo mondo” prosegue.

Fino all’inizio dell’adolescenza sono stato costretto ad andare tutte le settimane a fare i controlli. Poi mia madre buttò tutte le foto che mi ritraevano dai due ai cinque anni. Di quel periodo non ricordo nulla, solo il viso di questo dottore e un grande neo che aveva vicino al naso. Da allora decisi che avrei dovuto dare il massimo in tutte le cose“.