casamonica aggressione

Avevano seminato il terrore in un bar della periferia sud di Roma e ora, per quel raid, sono state arrestate due persone con l’accusa di lesioni e minacce, mentre altre due si sono consegnate alle autorità. Erano stati due membri del noto clan dei Casamonica a dare il via a una vera e propria punizione nei confronti di una cliente e del barista di un locale colpevole, quest’ultimo, di non averli serviti per primi al bancone: un motivo valido, secondo i due aggressori, per picchiare e prendere a cinghiate una donna disabile che ha tentato, lei da sola, di opporre resistenza alla loro prepotenza.

Cosa è successo in breve

I fatti risalgono alla domenica di Pasqua, quando due membri dei Casamonica – il clan mafioso che nel 2015 organizzò il famoso funerale in stile Padrino – sono entrati in un bar della periferia di Roma in via Salvatore Barzilai e hanno preteso, nonostante ci fossero altri clienti prima di loro, di essere serviti per primi dal barista di 39 anni. Volevano delle sigarette, non volevano fare la fila come le persone normali. Quando ciò non avviene, i due cominciano a inveire contro il “romeno di merda” che è alla cassa e che in quel momento sta servendo una ragazza che si gira verso i Casamonica per dire ciò che probabilmente tutti gli altri clienti pensano ma hanno paura di dire: “Se il bar non vi piace andatevene“.

Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio allora hanno dato deciso di punire la giovane, peraltro disabile, per l’affronto: le scaraventano gli occhiali dietro il bancone, poi Casamonica si toglie la cintura dei pantaloni e la passa al cugino che avrà il compito di frustare la ragazza, poi presa a calci e a pugni e lasciata a terra. Mezz’ora dopo Di Silvio torna col fratello Vincenzo e dà una lezione al barista, massacrandolo di botte e distruggendogli il locale che, come suggeriscono loro, dovrà chiudere se non vuole morire.

Arrestati i 4 membri del clan Casamonica

Il bilancio della Pasqua di paura nel bar della Capitale è di 30 giorni di prognosi per la ragazza presa a frustate, 8 per il barista che ha il suo bar a pochi passi dalle case dei Casamonica e dei Di Silvio. Entrambe le vittime sanno che rischiano grosso ma decidono di denunciare l’aggressione: neanche il tempo di tornare a casa e i Casamonica vogliono subito mettere in chiaro le cose. Al bancone del bar arriva addirittura Enrico, il nonno dei Di Silvio, che minaccia di morte il malcapitato se non dovesse ritirare le accuse nei confronti dei nipoti. Nonostante alcuni giorni di terrore, il barista e la moglie non ci stanno a piegarsi al potere mafioso: tengono aperto nonostante le minacce, nonostante i due ragazzi che osservano continuamente il locale da fuori, appoggiati sulla loro macchina.

bar casamonica

Il bar devastato dai Casamonica
Credits: Repubblica

Passa un mese ed ecco che la giustizia prova a ristabilire l’ordine normale delle cose: vengono arrestati due membri del clan, Enrico e Vincenzo Di Silvio, mentre Antonio Casamonica, 26 anni e diversi precedenti per estorsione e falso, si consegna alle forze dell’ordine insieme al cugino Alfredo perché, a detta loro, si sentivano “braccati”, provando forse per la prima volta ciò che vivono giornalmente le persone che devono convivere con le prepotenze della loro famiglia.