Caso Cucchi, parlano i carabinieri testimoni, e in aula c'è anche il maresciallo Mandolini

Nell'udienza di ieri per il processo Cucchi-bis sono stati sentiti Riccardo Casamassima e Maria Rosati, carabinieri a Tor Vergata ni giorni in cui fu fermato Cucchi

Nonostante paura e tensione, Riccardo Casamassima e Maria Rosati ieri sono entrati in aula ed hanno fatto la loro deposizione nel merito del processo Cucchi-bis. Entrambi carabinieri e compagni nella vita (sono conviventi), Casamassima e Rosati sono coloro che hanno permesso la riapertura del caso Cucchi e l’imputazione di Mandolini, Tedesco, D’Alessandro e Di Bernardo. Si è trattato di un ‘udienza molto importante per l’accusa, ma anche per la difesa: lo prova il fatto che per la prima volta in aula si è presentato anche il Maresciallo Roberto Mandolini.



Difesa e accusa

Secondo quanto dichiarato da Casamassima, alcuni giorni dopo l’arresto di Cucchi il maresciallo Mandolini sarebbe andato nella caserma di Tor Vergata, dove lui si sarebbe trovato, ed avrebbe parlato con concitazione dicendo che i “ragazzi” avevano massacrato una persona. Tali affermazioni sarebbero state confermate anche dalla compagna di Casamassima, Maria Rosati, che si sarebbe trovata nella stanza del comandante Mastronardi in quel momento. E Mandolini si sarebbe proprio recato a raccontare a Mastronardi l’accaduto, facendo il nome di Cucchi.



Casamassima durante la deposizione ha anche dichiarato che la falsificazione o manomissione di report e relazioni sarebbe stata una prassi dell’epoca: “L’episodio della morte del Cucchi è la cosa più grave, però comunque avvenivano falsificazioni all’ordine del giorno, il comandante cambiava i nominativi a piacere suo per screditare e accreditare gli operanti, e questo è stato denunciato da me sia ai superiori, che non hanno fatto mai uscire niente perché sennò sarebbe uscito uno scandalo”.



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cucchi obitorio

Il corpo di Stefano Cucchi



La difesa, naturalmente, fa il suo lavoro: estrapola episodi del passato, screzi con colleghi, insinua l’ipotesi che nei confronti di Mastronardi ci potesse essere un rancore. Casamassima torna a parlare (come anticipato in precedenza) di quei provvedimenti disciplinari che per lui furono ripercussioni conseguenti alla sua prima deposizione.



In aula

Per la prima volta, in tribunale, stavolta si è presentato Roberto Mandolini. Molto elegante, silenzioso pare, subito dopo l’udienza ha raccontato la sua versione dei fatti. Mandolini ha commentato le critiche mosse da alcuni al suo abbigliamento estremamente formale: “A qualcuno ha fatto sorridere ed è stato oggetto di scherno nei miei confronti su altre pagine FB specializzate nell’offesa alle FF.OO. (…) mai mi sarei presentato vestito in maniera indecorosa, sciatta e trasandata, sicuramente poco consona per il luogo che rappresenta, istituzionalmente, l’Aula di un Tribunale in una Corte d’Assise”.



Mandolini ha anche approfittato dell’occasione per parlare di circo mediatico, di stuoli di giornalisti, reporter, fotografi, cameraman, trucco e parrucco, ecc., come in un set cinematografico”. Sul merito delle dichiarazioni fatte da Casamassima e Rosati, Mandolini sostiene che quasi nessun giornale le abbia riportate lucidamente e che sia stata fatta notare: “La sola deposizione dei testi con le domande del PM, ovvero dell’accusa, mentre non è uscito nulla del contro esame degli avvocati della difesa, che hanno dimostrato l’odio e la vendetta messa in atto contro il loro Comandante, il Luogotenente Enrico Mastronardi, sin dal 2010, dai due testimoni dopo che li aveva fatti trasferire dal Comando di Tor Vergata per incompatibilità”.



Ben diverso il punto di vista di Ilaria Cucchi, che sulla sua pagina: “Il grande Maresciallo Mandolini è stato finalmente presente all’udienza, forse perché sperava di mettere in difficoltà i colleghi che stavano testimoniando contro di lui”, scrive. Poi aggiunge: “Vestito da cerimonia nunziale ha lasciato a casa i chili di decorazioni con le quali si faceva continuamente ritrarre sui social.  Forse perché temeva di non riuscire a passare il controllo dei metal detector del tribunale”.



roberto mandolini

Roberto Mandolini