Contratto di governo Lega-M5S: si sradica la democrazia rappresentativa per la partitocrazia

La bozza del contratto di governo trapelata da Lega e Movimento 5 Stelle scatena le polemiche, specialmente sull'idea di governance che espone

L’Huffington Post ha pubblicato una bozza del contratto di governo che dovrebbe legare i due partiti Lega e Movimento 5 Stelle per la prossima legislatura. Benché i capi politici in questione abbiano subito dichiarato che la bozza su cui ha “messo le mani” la stampa è già superata (ricordiamo che è stata scritta ieri mattina), può fornirci uno spunto utile a capire in che direzione i vincitori alle elezioni vogliono muovere l’Italia. Nonostante in passato, soprattutto il Movimento 5 Stelle si sia speso in difesa dell’interesse della Costituzione, basti ricordare l’occupazione del tetto della Camera nel 2013, oggi la situazione sembra ben diversa. Il contratto contiene uno stravolgimento di alcuni punti fermi dei dettami costituzionali, indebolendo la democrazia rappresentativa di cui la Carta Costituzionale è custode. Non per un superamento della forma di Stato attuale, ma banalmente per accentrare ancora di più il potere nelle mani dei partiti e della sua dirigenza.


Il Comitato di Conciliazione

Come si legge nella bozza, in caso in cui sorgano “diversità per quanto riguarda l’interpretazione e l’applicazione” dell’accordo, verrà istituito un Comitato di Conciliazione. Questo sarà formato dal Presidente del Consiglio, dal capo politico del Movimento 5 Stelle e dal segretario della Lega, dai capigruppo di Camera e Senato dei due partiti e, per gentile concessione, del ministro competente nella materia del dibattimento. Il suo scopo sarà favorire l’armonizzazione e il dialogo tra le forze politiche di governo, e per creare un accordo in caso di eventi non contemplati dal contratto. Cose come “crisi internazionali, calamità naturali, problemi di ordine e salute pubblici“.

Di fatto si esautora di ogni potere sia il Presidente che il Consiglio dei Ministri, sia il Parlamento. La Costituzione all’art.92 recita: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri” i quali, dopo aver giurato nelle mani del Presidente della Repubblica, hanno funzione di dirigenza e responsabilità della politica del governo (art. 95). Gli organi deputati a controllare l’indirizzo politico diventerebbero quindi meri esecutori di accordi tra capi partito presi all’interno di un Comitato esterno al Parlamento. I ministri che devono indirizzare la politica del proprio dicastero, dei passacarte.

contratto di governo

Il tavolo di lavoro tra Movimento 5 Stelle e Lega



L’introduzione del vincolo di mandato popolare

Stesso destino, se non peggiore, toccherebbe ai membri del Parlamento. Il contratto riporta infatti la volontà do introdurre il “vincolo di mandato“. La Costituzione italiana, all’art. 67 recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“. Questo significa che una volta eletto, il deputato o senatore non può subire imposizioni o ricatti da parte della fazione che ha permesso al sua elezione, ma deve agire nell’interesse della società in toto.

Serve anche a garantire libertà di espressione al parlamentare, il quale non deve temere di essere esautorato delle sue funzioni per le opinioni contrarie a quelle della dirigenza del partito. Introducendo il vincolo di mandato si sradica il principio alla base delle democrazie rappresentative. Si costringono i propri parlamentari a votare in blocco il diktat del partito, pena l’espulsione dal Parlamento. Il quale diventerebbe la cassa di risonanza di associazioni private (i partiti), all’interno delle quali si sposterebbe il dibattito sull’interesse pubblico, non più nelle Camere.

Referendum, o mio referendum

Parallelamente, i partiti in questione hanno anche la tentazione di liberarsi di ogni responsabilità sulle scelte fatte portando in auge il referendum. Il tema è quello caro al Movimento 5 Stelle della democrazia diretta. Il contratto prevedere una modifica del referendum abrogativo e una conseguente riforma dell’art. 75 della Costituzione, che prevede la partecipazione al voto della “maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi“. Nel contratto di propone di eliminare questo “quorum strutturale” e di introdurre il referendum propositivo: “un mezzo volto a trasformare in legge proposte votate dai cittadini“. Oltre a esautorare in parte il Parlamento anche della sua funzione legislativa e rappresentativa, in concomitanza con l’eliminazione del quorum, si permetterebbe a una piccola parte della popolazione di introdurre e votare leggi che interesserebbero tutto il Paese.

parlamento italiano

Euro ed Europa

In questo ambito è stato richiamato nel contratto il referendum sull’euro. Il tema è stato affrontato recentemente da Beppe Grillo: quello che si propone è di “recuperare la propria sovranità monetaria“. In Catalogna, il semplice parlare di indipendenza, e conseguente uscita dalla moneta unica, ha fatto sì che gli investitori, preoccupati dalla trasformazione dei loro soldi in moneta che avrebbe il valore della carta straccia, siano scappati a gambe levate. Oltre alle ricadute su investimenti ed economia, nessun Paese europeo ha mai fatto marcia indietro sull’euro, manovra che comporterebbe anni di trattative e un altro strappo costituzionale. L’art. 97 garantisce “l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico” coerentemente con l’ordinamento dell’Unione Europea. Quello che accadrebbe al nostro debito pubblico in caso di uscita dall’euro sarebbe, secondo gli esperti, un disastro senza fine.

Gli altri punti irrealizzabili nel contratto di governo

Per portare a casa questi punti sovraesposti, servirebbe una riforma costituzionale di tale portata che difficilmente vedrà mai la luce. Si stravolgerebbe totalmente il nostro sistema di governo e a guadagnarci sarebbero i partiti di volta in volta al potere. Il contratto però riporta altri punti critici: ad esempio si parla di cancellazione del debito. Viene richiesto a Mario Draghi di far sparire 250 miliardi di titoli di Stato dalle casse della Bce, che varrebbero 10 punti percentuali di PIL. Una prospettiva irrealizzabile, almeno quanto andare nella propria banca e chiedere la cancellazione del mutuo.

Nonostante Lega e Movimento 5 Stelle affermino che il contratto di governo qui analizzato (che presenta molti altri punti oltre quelli esposti) sia già “superato”, possiamo immaginare che la “bella” non si discosterà molto dalla prima stesura. In questo caso prima di sentir parlare di misure realizzabili per la lotta alla povertà e per gli investimenti su lavoro e università, che non siano meramente basati sul deficit di bilancio, dovremmo aspettare ben più di quanto stiamo attendendo per la nascita di questo governo.

(Immagine di copertina di Ansa/Angelo Carconi per Di Maio e Tribunews per Salvini)