Cos'è lo spread e quando dovrebbe farci (davvero) paura

Ogni crisi finanziaria ha portato, negli ultimi anni, ad un aumento dello spread. Non è sempre così chiaro, però, come questo si ripercuota sulla nostra vita di tutti i giorni

Spread: termine in parte avvolto nel mistero, che incute ansia e preoccupazione se unito all’aggettivo “alto”. Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di veder spuntare spesso la parola “spread” nei discorsi di economisti e politici ed è stata spesso usata nei titoli dei giornali in ogni periodo di crisi finanziaria che il Paese sta attraversando. Come funzioni e cosa significhi il fenomeno dello spread è però poco chiaro.

Come funziona

Le istituzioni europee, dopo la nascita dell’euro, si sono ritrovate a dover creare un sistema di valutazione della stabilità dei mercati. Questo valore è stato deciso fosse lo spread, ovvero la differenza tra il tasso di rendimento di un Paese europeo e il valore tasso di rendimento tedesco. Perché la Germania è il metro di giudizio? Semplice: perché il mercato tedesco è considerato il più stabile di tutti.

Quando all’interno di un mercato nazionale si percepisce una crisi e il mercato è instabile, gli azionisti vendono molte azioni e queste diminuiscono di valore. Le obbligazioni vengono vendute meno sul mercato interno e più sul mercato secondario, i titoli vengono svalutati, e la differenza tra tasso nazionale e tasso tedesco aumenta. Possiamo quindi concludere che uno spread alto sia la cartina tornasole di un Pese in cui il mercato non ha più fiducia: si instaura dunque un circolo vizioso per il quale la credibilità che gli altri paesi hanno in un Paese dallo spread alto diminuisce, gli investimenti sono minori, sempre più titoli vengono venduti e la situazione tende a peggiorare.

Cosa succede alle nostre vite

Lo spread influisce sui nostri investimenti? Assolutamente sì, anche se non dobbiamo farci prendere dal panico. Se lo spread aumenta il debito pubblico italiano viene comprato più difficilmente dalla Bce, che potrebbe non morire dalla voglia di acquistare titoli italiani svalutati.

Ciò porterebbe ad un aumento dei tassi d’interesse, e questo si ripercuoterebbe su tutte le famiglie che hanno un finanziamento in corso o un mutuo: le rate verrebbero tassate di più. Le piccole e medie imprese avrebbero difficoltà ad accedere ai finanziamenti. Attualmente i tassi sui mutui sono molto bassi, ma tenderebbero a crescere di molto se la situazione-spread non si ristabilizzasse.

Ovviamente, aumenterebbe anche il costo del denaro (e dunque l’inflazione) e le banche potrebbero trincerarsi dietro misure di emergenza non sempre a favore dei correntisti.

spread interna

Siamo nella situazione peggiore possibile?

Nel corso del 2018 abbiamo visto lo spread alzarsi, e anche piuttosto velocemente. È vero che picco del valore di 200 mette subito in allarme mercati, istituzioni, opinione pubblica e operatori finanziari. Va però detto che negli anni scorsi abbiamo visto situazioni ben peggiori dal punto di vista dei mercati, in coincidenza con fasi particolarmente “complicate” nel quadro politico italiano.

Nel 2011, quando cadde il governo Berlusconi, lo spread toccò addirittura 574 punti e rimase molto alto anche nel 2012: fu negli anni successivi, con il governo Monti e successivamente sotto il governo Renzi, che lo spread si abbassò fino a stabilizzarsi su un valore che aveva picchi minimi attorno al 99, e picchi massimi poco sotto i 200 punti. Nel 2016 ci furono nuovi motivi d’instabilità (soprattutto per l’incertezza causata dalla Brexit) e nel 2017 lo spread ha toccato quota 270-300.

Un breve periodo di instabilità non risulta letale per i mercati di un Paese. Invece un prolungato periodo di instabilità metterebbe in moto tutti i meccanismi finanziari che hanno portato, ad esempio, la Grecia alla crisi assoluta.

mario draghi internaMario Draghi (fonte: EP)