Il "no" di Di Maio a Conte: dietro al complotto c'è una banalissima dimenticanza

Cosa avrà mai chiesto di poter dire Conte per meritarsi un "no" secco di Di Maio? Abbandonate ogni congettura voi che leggete, la realtà è meno fantasiosa di ogni misterioso complotto

Un vero giallo quella frase pronunciata laconicamente e, a microfono aperto, mai finita davvero dal premier Giuseppe Conte, rivolta al vice Di Maio. Manna per i complottisti che hanno congetturato per giorni sull’entità della frase non pronunciata da Conte su veto imposto dal pentastellato. Fonti governative però, affermano di essere a conoscenza del reale contenuto di quella frase affatto compromettente.

Dal giallo del mistero al rosso dell’imbarazzo

Del discorso di Giuseppe Conte, neo premier italiano, si ricordano probabilmente 2 fasi: il “posso?” pronunciato da lui ed il “no” secco pronunciato da Di Maio. Oscuro il contesto, indecifrabili i gesti, insomma, gli ingredienti esatti per permettere ai più sospettosi complottisti di tessere la tela di un’intricato mistero. Per giorni ci si è domandati quale fosse il dubbio, la domanda di Giuseppe Conte che lo ha portato in aula a chiedere addirittura il permesso a Di Maio, cosa potesse nascondere o ancor peggio, cose stesse per dire Conte prima che Di Maio lo mettesse a tacere negandogli la possibilità. Una scenetta imbarazzante per certi versi che ha messo il neo premier in difficoltà davanti ad un’opposizione che, traendo probabilmente spunto dall’accaduto, ha voluto subito ammonirlo ricordandogli di essere un uomo libero e non un “pupazzo dei partiti“, citando Delrio. Contro ogni aspettativa più ingegnosa, la realtà si è rivelata essere drammaticamente semplice e banale.

conte di maioLuigi Di Maio, il premier Giuseppe Conte e Matteo Salvini  credits: Il Corriere della Sera


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Di Maio: “Inizia a parlare, dai, hai il microfono aperto. Te li trovo io gli appunti

Sarà deludente per alcuni dover abbandonare le congetture lasciando andare alla deriva l’ipotesi che vedeva Conte come una piccola e indifesa marionetta nelle mani di Di Maio e Salvini. Forse però, sarà davvero ancor più deludente sapere di aver fantasticato su dei banalissimi appunti. A riferirlo al Corriere della Sera sarebbero state fonti governative stesse, con orecchie molto vicine alle bocche dei diretti interessati. Nessuno ha messo a tacere nessuno per pericolo che potesse essere svelato chissà quale dettaglio, semplicemente Di Maio non avrebbe voluto far sapere a tutta l’aula che Conte aveva appena perso i suoi appunti nel bel mezzo del discorso.

conte di maioIl vice presidente del consiglio nonché ministro del Lavoro, Luigi Di Maio   credits: Il Corriere della Sera


Dietro quel “posso dirlo” si è celata infatti la volontà di Conte di interrompersi causa perdita di fogli volanti particolarmente utili per il suo discorso. Il “no” secco di Di Maio invece altro non sarebbe stato che una piccola porzione di una più ampia frase: “No. Inizia a parlare, dai, hai il microfono aperto. Te li trovo io gli appunti“. Opportuno dunque ridefinire i ruoli di un plot meno emozionante del previsto, trasformando da burattino a smemorino Conte e riabilitando la figura di Di Maio che da segregante si erge ad aiutante dell’eroe  protagonista.