Chef de La Prova del cuoco resta senza scorta: denunciò gli uomini di Cosa Nostra

Natale Giunta, chef de La Prova del cuoco, anni fa denunciò gli uomini di Cosa Nostra che gli chiedevano il pizzo. Oggi resta senza scorta

Natale Giunta, lo chef de La Prova del Cuoco che il pubblico ha visto per anni accanto alla regina della trasmissione Antonella Clerici, anni fa denunciò con coraggio gli uomini della mafia che gli chiedevano il pizzo. Allo chef venne assegnata una scorta, che oggi però, racconta lo chef, gli è stata revocata.

La storia di Giunta

La vicenda di Natale Giunta comincia nel 2013, quando lo chef denunciò alcuni uomini di Cosa Nostra che gli chiesero il pizzo nel suo ristorante. Solo un anno fa, al cuoco venne recapitata una busta con un proiettile all’interno. Dopo le sue denunce gli venne assegnata una scorta e propio grazie a quelle finì in carcere Antonino Ciresi, braccio destro del boss del mandamento – zona di competenza di una famiglia di Cosa Nostra – di Porta Nuova. La scorta all’inizio lo proteggeva dentro e fuori dalla Sicilia, poi solo più nella Regione, il mese scorso gli è stato detto che non c’era più scorta per lui.


Chef de La Prova del cuoco resta senza scorta: denunciò gli uomini di Cosa NostraNatale Giunta con Antonella Clerici


La lettera dello chef

Negli ultimi anni la mia vita personale e professionale è stata stravolta da continui eventi e minacce che mi hanno lasciato profonde ferite e mi sono costate paure, sacrifici e denaro a causa della mia volontà di denunciare la criminalità mafiosa palermitana mandando alle sbarre gente che senza scrupoli vuole farmi fuori solo perché sono un cittadino onesto e non omertoso che non si piega alla mafia ma denuncia“, ha spiegato Giunta in una lettera. Ora che è senza scorta a Giunta non sembra vero di essere stato abbandonato dallo Stato che dovrebbe proteggerlo: “Non ho mai chiesto niente a nessuno né bussato a porte ad esponenti politici, non mi sono messo mai contro lo Stato anzi, sono una sua vittima, ed allora perché proprio quella parte di Stato che dovrebbe tutelarmi adesso mi abbandona? Negli ultimi mesi ho subito nel mio locale, che si trova all’interno di un’area con servizio di vigilanza dinamica fatta dall’Esercito Italiano, tre incursioni, vere e proprie intimidazioni, non atti vandalici. Continue minacce ed intimidazioni si sono susseguite negli anni nei miei confronti e in quelli della mia famiglia“.

Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari vittime di mafia dell’associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’, ha affermato, come riporta il Giornale di Sicilia: “Cosa nostra non dimentica, e chi dà il proprio contributo alla lotta alla mafia deve essere tutelato dallo Stato“.