Genova, la madre chiede il TSO: ucciso dalla Polizia un 20enne

Jefferson Tomalà è morto domenica in seguito all'intervento della Polizia a casa sua. Dopo una lite con la compagna, il ragazzo minacciava di farsi del male

Un fatto di cronaca di cui non si conoscono ancora le dinamiche, ma che è costata la vita ad un ragazzo di 20 anni. A Genova, domenica scorsa, Jefferson Tomalà, di origine ecuadoriana, è stato ucciso da cinque colpi di pistola, dopo aver aggredito un agente con un coltello da cucina. La madre, Lourdes Garcia, chiede giustizia: “Ho chiamato un’ambulanza, invece sono arrivati i poliziotti“.

Jefferson Tomalà: cosa si sa della sua morte

Tomalà, 20 anni, padre di una bambina di due mesi, avrebbe avuto un’accesa lite con la compagna, Nataly Giorgio Tomalà Chavez. La donna sarebbe andata via dall’abitazione; il giorno dopo le condizioni psicologiche del giovane si sarebbero aggravate, anche a causa dell’abuso di sostanze alcoliche la sera prima. Tomalà, armato di un coltello da cucina, avrebbe minacciato di farsi del male se non avesse potuto parlare con la compagna. La madre, badante 49enne in Italia da 12 anni, a quel punto, allarmata, ha chiamato un’ambulanza per eseguire un TSO: “Aveva preso un coltellino dalla cucina e avevo paura che si facesse male. Ma io non temevo per me, lui era un bravissimo ragazzo“, racconta la donna. Il medico arrivato sul posto, via Borzoli, si sarebbe rifiutato di entrare nella camera dove si trovava Jefferson, ritenendolo pericoloso per la sua incolumità.

Jefferson Tomalà. Foto: FacebookJefferson Tomalà. Foto: Facebook


Un poliziotto ferito gravemente

A casa del ragazzo sono arrivati otto poliziotti, come riporta l’avvocato difensore della famiglia, di cui almeno tre sono entrati nella sua camera. Santiago, il fratello della vittima, racconta: “C’era un poliziotto che si toccava la pistola e si metteva e toglieva i guanti. Lui diceva loro di andarsene, di non toccarlo e che voleva vedere solo la sua compagna e la bambina. Poi mi hanno fatto uscire e non so cosa sia successo“. Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti avrebbero spruzzato dello spray al peperoncino contro Jefferson, che a quel punto li avrebbe attaccati. Il ragazzo ha accoltellato, ferendolo in modo grave, un poliziotto 55enne, sovrintendente molto stimato e di grande esperienza. L’agente non è in pericolo di vita, ma si trova in terapia intensiva a causa delle diverse coltellate all’addome. A quel punto un altro agente avrebbe sparato a Jefferson Tomalà almeno cinque colpi di pistola, colpendolo in punti vitali uccidendolo e colpendo di striscio anche il collega.

Le indagini sull’accaduto

Sta indagando sui fatti di via Borzoli la Squadra Mobile di Marco Calì. Un’indagine è stata aperta nei confronti dell’agente che ha sparato, accusato di omicidio colposo e eccesso colposo nell’uso delle armi. L’apertura del fascicolo è stato un atto dovuto, in quanto la procedura sarebbe stata seguita, per permettere di incaricare i periti e i legali. I difensori della famiglia, Andrea e Maurizio Tonnarelli, hanno dichiarato: “In questa vicenda ci sono alcuni dati oggettivi che ci fanno porre delle domande: era necessario tutto questo, sparare a un ragazzo di 20 anni armato solo di un coltellino da cucina? Il giovane non era un delinquente, gli agenti in casa erano almeno otto e lui è stato colpito ad altezza uomo, non alle parti basse o alle braccia per disarmarlo”. Lunedì ci sarà l’autopsia, che cercherà di trovare i proiettili all’interno del corpo del giovane, mentre a breve si incaricherà un perito balistico.



La disperazione della madre e della comunità ecuadoregna

Il poliziotto che ha sparato e ucciso mio figlio è un incompetente che non merita di indossare una divisa, se la deve levare perché mio figlio non voleva fare male a nessuno, voleva solo la sua ragazza”, si sfoga Lourdes Garcia. “Avrebbero potuto sparargli ad una gamba”, continua la madre di Jefferson, “Non ammazzarlo così perché non si tratta così neanche un animale. Voglio giustizia. Chi gli ha sparato deve pagare”. A stringersi intorno alla famiglia anche la comunità ecuadoregna di Genova, che ieri sera ha organizzato una fiaccolata in memoria del ragazzo nel quartiere di Sestri Ponente. Gli amici del ragazzo, italiani e ecuadoregni, puntano il dito contro il razzismo: se fosse stato italiano, dicono alcuni, non sarebbe stato ucciso. “Neanche ad un delinquente avrebbero sparato come han sparato a lui, neanche ad un criminale avrebbero sparato mentre si trovava nel suo letto”, dichiara la madre.