Decapitò neonato durante il parto: dottoressa può tornare a lavoro

Ha decapitato un neonato mentre cercava di farlo nascere: secondo i giudici è idonea alla pratica e può ritornare a lavorare

Una vera e propria tragedia quella avvenuta in Scozia, presso il Ninewells Hospital, un ospedale di Dundee, dove la ginecologa Vaishnavy Vilvanathan Laxman ha decapitato un neonato preferendo il parto naturale a quello cesareo. Una vicenda terribile, in seguito alla quale la dottoressa, dopo essere stata sottoposta a processo, è stata assolta.

La dottoressa ha ammesso le sue colpe

Ha ammesso di essere colpevole di quanto successo e di essere mortificata. Il piccolo si trovava in posizione podalica e per questo motivo avrebbe dovuto procedere con il parto cesareo. La dottoressa Laxman, però, ha preferito optare per il parto naturale e dopo aver preso il piccolo per i piedi è successo l’impensabile. La testa del bimbo si è staccata dal corpo rimanendo nel ventre della donna. In base alle dichiarazioni della dottoressa, la sua volontà era quella di agire nell’interesse di entrambi, ma purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto.

ospedale scoziaLa tragedia è avvenuta presso il Ninewells Hospital, in Scozia Fonte: The Mirror


La decisione del tribunale

Dopo quanto successo un tribunale medico ha assolto la ginecologa Laxman e l’ha dichiarata idonea alla pratica. La scelta della dottoressa è stata considerata “negligente e scendeva al di sotto degli standard normalmente previsti“, ma non rappresentava una grave mancanza. In particolare il tribunale è convinto che durante il tentativo di far nascere il bimbo, la dottoressa Laxman credesse di agire nell’interesse di entrambi i pazienti: “Credeva sinceramente che procedere con un parto naturale fosse la soluzione giusta da prendere sul momento“. Secondo i giudici la dottoressa ha espresso vero rimorso per quanto accaduto e soprattutto “non ha mai cercato di incolpare gli altri per quello che è successo o per minimizzare le sue azioni“. Inoltre il suo errore non è “persistente o duraturo“, bensì un caso isolato, conseguente ad un errore di valutazione, fatto comunque in buona fede.