Banda della Uno Bianca, Marino Occhipinti scarcerato

Marino Occhipinti è tornato libero. L’ex poliziotto della Banda della Uno Bianca era stato condannato all’ergastolo nel 1997 per l’omicidio di Carlo Beccari, guardia giurata uccisa nel 1988. Il Tribunale di sorveglianza di Venezia nella giornata di lunedì gli ha notificato, tramite il suo avvocato, il provvedimento di scarcerazione.

Marino Occhipinti è un uomo libero

Il procedimento è cominciato lo scorso 20 giugno quando Milena Micele ha presentato la documentazione con la richiesta di scarcerazione. La documentazione presentata per richiedere la libertà comprende le relazioni sul lavoro svolto fuori e dentro il carcere. Lunedì la decisione di accettare la richiesta: secondo il Tribunale di sorveglianza il suo pentimento è “autentico, ha “rivisitato in modo critico il suo passato” e “non è socialmente pericoloso“.

 Occhipinti è già in semilibertà dal 2012.

Banda della Uno Bianca, Marino Occhipinti scarcerato

Le reazioni

Alla sua età si può ricostruire una vita, invece mio figlio aveva ventidue anni quando l’hanno massacrato! Voglio replicare al giudice che testualmente ha scritto che il suo pentimento è autentico, invitandolo a riflettere su come nessun pentimento possa considerarsi compiuto se non è accompagnato dal perdono dei familiari delle vittime, vittime essi stessi della perdita dei propri cari ad opera di azioni criminali che, nel caso della Banda della Uno Bianca hanno determinato l’omicidio di 24 persone e il ferimento grave di altre 103“, questa è stata la reazione di Anna Maria Stefanini dopo la notizia sulla libertà.

Suo figlio Otello è stato ucciso il 4 gennaio del 1991, quando aveva solo 22 anni, oggi Occhipinti ha 53 anni. L’associazione dei familiari delle vittime ha espresso ieri il proprio pensiero tramite le parole della sua presidente Rosanna Zecchi: “Siamo tutti sconvolti, potevano almeno avvisarci visto che sanno qual è l’indirizzo dell’associazione. Per me Marino Occhipinti non è responsabile di un solo omicidio, ma di tutti i reati commessi dalla Banda della Uno Bianca, come gli altri.

Deve esserci rispetto per noi”.