Pesce, pollo, acqua: la plastica è ovunque e la ingeriamo senza accorgercene

Non è nascosto soltanto in mare il pericolo plastica: la ingeriamo lo stesso dalla polvere, bevendo acqua o mangiando miele

La plastica è ovunque: nei nostri mari, nei pesci e di conseguenza, in ciò che beviamo e mangiamo: oramai le microplastiche fanno parte della catena alimentare marina, ma non solo. Secondo uno studio della rivista Environmental Pollution, l’inquinamento da plastica coinvolge ormai moltissimi alimenti che finiscono sulle nostre tavole.

Le microplastiche nei mari

In una porzione di cozze ci sono in media fino a 90 microplastiche: è questa l’allarmante stima lanciata da Environmental Pollution, rivista internazionale che si occupa con grande interesse di ambiente e inquinamento. Secondo uno studio da essa pubblicato dà un’idea di quanta plastica navighi alla deriva nei nostri mari, venendo ingerita dai pesci, dai molluschi e dalle creature marine ed entrando quindi nella catena alimentare.


La plastica si deteriora, mentre è alla deriva, disintegrandosi in minuscole particelle di diametro tra i 100 nanometri e i 5 millimetri che inquinano i nostri mari: ed è così che un assiduo mangiatore di cozze può arrivare, in un anno, a mangiare egli stesso fino a 11.000 pezzetti di microplastiche.

I frammenti nel pesce e nel sale

 

Parlando di pesci, invece, ancora manca una stima attendibile rispetto a quanta plastica ingeriamo consumandone la carne: le particelle, infatti, di solito si depositano nello stomaco o nelle interiora dei pesci, parti che solitamente vengono eliminate prima che la pietanza arrivi sul nostro piatto, anche se sostanze di origine plastica sono state trovate anche nel pesce in scatola. Alcune microplastiche, infatti, sono state trovate anche nel fegato di creature marine, a dimostrazione che non è così impensabile che le particelle possano spostarsi anche ad altri tessuti.

microplastica oceani rischio saluteFrammenti di plastica ritrovati nello stomaco di un pesce. Foto di repertorio


Ma anche il consumo di sale non è esente da rischi: un chilogrammo infatti potrebbe contenerne almeno 600 particelle. Se si pensa che la dose giornaliera di sale è di 5 grammi, ciò significa che ogni 24 ore ingeriamo in media tre frammenti di plastica.

La plastica non è solo nel pesce: la ingeriamo anche bevendo acqua

Se si pensa che evitando il pesce si abbassi drasticamente il rischio di ingerire microplastiche, ci si sbaglia di grosso: secondo le stime, infatti, gran parte delle particelle che accidentalmente ingoiamo provengono proprio da alimenti di origine non marina. Lo stesso discorso dei pesci, però, vale per gli animali terrestri: tendenzialmente le microplastiche si depositano nelle interiora degli esemplari che consumiamo, parti che molto spesso non mangiamo. Secondo alcuni dati riportati da Environmental Pollution, nel ventriglio dei polli allevati in Messico all’aperto si accumulano circa 10 microplastiche.

bottigliette di plasticaBottiglie di plastica
Immagine di repertorio


Ma i frammenti sono praticamente ovunque, dal miele alla birra: gran parte di quelli che ingeriamo sono pezzetti delle confezioni da cui consumiamo i prodotti, come ad esempio le lattine o le bottiglie di plastica. È infatti dall’acqua in bottiglia che solitamente ingeriamo il maggior quantitativo di plastica: nella maggior parte di quelle in commercio, infatti, in ogni litro ci sono da 2 a 241 pezzetti di materiale. E riempire le bottigliette per evitare gli sprechi potrebbe aumentare il rischio. E se con cibo e liquidi i dati non fossero già di per sé allarmanti, fa impressione pensare che la plastica finisca nel nostro corpo anche a causa della polvere che viaggia nelle nostre abitazioni e che potrebbe cadere sul cibo che mangiamo: le stime dicono che la nostra dose annuale di plastica è di 70mila particelle all’anno: a ogni pasto ne ingoiamo 114. Che cosa ciò porterà alla nostra salute è ancora argomento di discussione.