Thailandia: ragazzi in veloce ripresa, l'allenatore rischia il processo

I ragazzi sono salvi per un soffio: subito dopo l'uscita dalla grotta dell'allenatore, alcune pompe idriche si sono rotte

A un giorno dall’incredibile salvataggio dei 12 ragazzi e dell’allenatore thailandesi intrappolati nella grotta di Tham Luang, continuano ad emergere piccole e grandi storie. Da quella grotta non sono solo uscite 13 vite incolumi, ma anche aneddoti, avventure ed eroi. E la vicenda, di per sé, è tutt’altro che finita: i ragazzi non sono ancora tornati alla loro vita e per l’allenatore comincia una fase che potrebbe essere complicata, visto che potrebbe essere messo a processo per aver portato i ragazzi all’interno della grotta. Al momento i ragazzi, fortunatamente, stanno bene anche se non possono venire a contatto con i loro genitori. Sono per alcuni di loro c’è il timore di un’infezione chiamata istoplasmosi che è una patologia polmonare spesso scambiata per polmonite. Fortunatamente, i ragazzo dimostrano di essere psicologicamente positivi ed hanno già cominciato a mangiare cibi solidi.

Eroe o colpevole?

Ekapol Chantawong ha 25 anni, è un orfano ed è l’amatissimo allenatore dei Wild Boars, la squadra di baby calciatori intrappolata per due settimane nella caverna thailandese. Su di lui, l’opinione pubblica è divisa in due: da una parte è colpevolizzato, per aver deciso di portare i ragazzi nella grotta. Dall’altra molti in lui vedono un eroe: ha donato il suo cibo ai ragazzi per garantire loro di mangiare un po’ di più e mantenersi in forze, li ha accuditi giorno e notte per tutto il tempo, li ha aiutati a mantenersi calmi con la meditazione.

thailandia tham luangUna delle ambulanze pronte a partire per l’ospedale di Chiang Rai
Credits: TgCom24


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Ora il giovane si trova in ospedale con i ragazzi. È sicuramente il primo a sentirsi responsabile per quanto è accaduto, ed aveva ampiamente chiesto scusa ai genitori tramite una lettere. Ora, attende di sapere se verrà effettivamente accusato di aver nuociuto ai ragazzi, ignorando un divieto d’accesso all’ingresso e portandoli in profondità.

Salvi per un soffio

Da quanto è emerso subito dopo l’uscita dell’ultimo soccorritore dalla grotta, non appena l’allenatore è uscito dalla grotta, la situazione è precipitata. Le pompe idriche che avevano permesso di far scendere il livello dell’acqua nella grotta si sono infatti rotte subito dopo la fine delle operazioni di soccorso, e dentro la grotta c’erano ancora alcuni soccorritori che hanno visto salire a vista d’occhio il livello dell’acqua. A quel punto hanno dovuto fuggire a gran forza.

A quanto pare, durante le operazioni di evacuazione dei ragazzi, agli stessi sono stati somministrati degli ansiolitici. Non ci sono grandi certezze su questo dato, ed alcune fonti riportano che i ragazzi sarebbero stati addirittura sedati. In realtà, dei calmanti sarebbero semplicemente stati dati per permettere ai ragazzi una traversata tranquilla e priva di attacchi d’ansia che avrebbero potuto compromettere il loro salvataggio.

sub thailandiaUn’immagine dei soccorsi


Tristemente, per una delle persone più eroiche di questa missione, dopo la fine dell’avventura è arrivato un momento di tragedia personale. Il medico Richard Harris, che è un sub e si trovava in vacanza in Thailandia, ha aiutato i 12 ragazzi per tutto il tempo, prendendosi anche la responsabilità di decidere in che ordine i ragazzi sarebbero usciti dalla grotta ed è stato l’ultima persona a lasciare il luogo. Quando è uscito, però, ha purtroppo avuto una tremenda notizia: suo padre, mentre lui soccorreva i ragazzi, era improvvisamente morto.

Vita e morte, eroismo e paura, sorpresa e angoscia, si sono alternati in questi drammatici giorni di apprensione, che ben tardi il mondo intero dimenticherà.