Condannato al Cammino di Santiago: ragazzino"messo alla prova" dal tribunale di Venezia

Un 22enne di origini italo-africane è stato “condannato” dal Tribunale di Venezia a intraprendere il Cammino di Santiago per aver commesso reati minori. Potrebbe sembrare un provvedimento bizzarro ma in realtà non lo è: si chiama “messa alla prova” ed è una formula prevista dal diritto penale minorile in alternativa al percorso giudiziario.

La messa alla prova

Il giovane in questione ha alle sue spalle un passato difficile intessuto di problemi familiari e dipendenze che lo hanno portato a vedersela con la giustizia all’età di soli 15 anni per reati minori. “Essere chiamato a giudizio da adulto per aver messo le mani nella marmellata da adolescente ha montato un senso di ingiustizia nel ragazzo“, ha dichiarato Isabella Zuliani, presidente dell’associazione veneziana Lunghi cammini che sostiene i giovani problematici incoraggiando l’alternativa del cammino alle pene detentive e che si è occupata del caso in questione.

Il giudice del Tribunale di Venezia ha deciso di accogliere la richiesta di quest’ultima e ha deciso di ricorrere alla “messa in prova“, una soluzione contemplata in caso di reati minori. Insieme ai i servizi sociali, è stato stipulato un accordo vero e proprio in cui il 22enne si è impegnato ad osservare delle regole lungo il suo percorso di “espiazione”.

Niente alcol, droghe né smartphone, non più di 40 euro al giorno per far fronte alle necessità oltre all’impegno di arrivare fino alla fine.

Condannato al Cammino di Santiago: ragazzino"messo alla prova" dal tribunale di Venezia

Il Cammino di Santiago Foto: La Stampa

Il compagno di viaggio

L’associazione Lunghi cammini ha sostenuto il ragazzo fino alla fine: è stato Fabrizio, un volontario 68enne dell’associazione, ad accompagnarlo nel lungo percorso. Un compagno di viaggio con il compito di sorvegliarlo oltre che sostenerlo e che a volte è stato anche una “spina nel fianco” come ha detto poi scherzosamente il ragazzo. Un uomo con cui non sempre è andato d’accordo, come ha avuto poi modo di raccontare a La Repubblica, ma che alla fine si è rivelata una presenza importante.

Il resoconto del viaggio

Oggi, a cammino concluso, il giovane ha avuto modo di fare un bilancio dell’esperienza vissuta che per lui è stata cruciale dandogli  modo di riscoprire la fiducia negli altri: “La gente non aveva paura, poggiava lo zaino senza temere che venisse rubato. Poi, lì non si fa distinzione di razza. Un’occasione preziosa per chi, come me, si sente sempre additato, discriminato“.