squali

Nell’immaginario popolare lo squalo è uno dei predatori più temibili del mare. Film, fumetti, video su Youtube: tutto concorre alla rappresentazione del grande predatore che caccia senza pietà altri pesci e, a volte, anche esseri umani. La realtà è che lo squalo è molto più preda che cacciatore, e rischia di estinguersi causando seri danni alla biodiversità marina, anche nel Mediterraneo. Il suo posto nella catena alimentare è fondamentale per mantenere l’equilibrio negli oceani, ma alcune specie di questo pesce potrebbero scomparire in una scodella di zuppa.

Shark finning: la barbara rimozione delle pinne per la zuppa

A livello globale, a preoccupare di più è la pratica dello shark finning, ovvero tagliare le pinne degli squali.

Alcune volte, dopo l’asportazione, lo squalo viene ributtato in mare ed essendo impossibilitato a nuotare affonda lentamente.Questa modalità è dovuta al fatto che le pinne di squalo sono una delle carni più care e pregiate, facili da stoccare e conservare in navi che preferiscono liberarsi del resto del corpo, più ingombrante. La carne di squalo vale molto meno delle pinne e la sua conservazione difficile, quindi il resto dell’animale viene gettato via. I fondali marini stanno diventando cimiteri di carcasse di squali privati delle pinne, che sono un piatto prelibato in diverse parti del mondo.

pinne di squalo

Pinne di squalo lasciate a seccare su un tetto di Hong Kong. Foto: Antony Dickson/AFP

Come riporta un reportage della FAOState of the global market for shark products del 2015, il consumo delle pinne di squalo interessa un mercato riconducibile ad alcune zone specifiche. Il Sud-Est Asiatico, Singapore, la Malesia e il Vietnam e, soprattutto, la Cina, dove la zuppa di pinne di squalo è un piatto tradizionale molto prelibato e costoso, servito durante matrimoni o festività. La diffusione del benessere economico tra la popolazione del gigante asiatico sta aumentando le richieste di questo prodotto.

Parallelamente il governo sta manifestando una certa apertura sul tema, vietando il consumo della zuppa durante le cene istituzionali.

Anche l’Italia coinvolta

Sta però emergendo un esteso mercato globale per carne e pinne di squalo, che riguarda un numero sempre maggiore di Paesi. Lo scorso anno una nave battente bandiera italiana, il peschereccio Eighteen di una compagnia siciliana, è stato fermato nelle acque della Sierra Leone con a bordo pinne di squalo. L’Unione Europea ha vietate lo shark finning, divieto che quindi si estende a tutte le navi con bandiera degli Stati membri. In una nota Greenpeace ha dichiarato sull’argomento: “La normativa Ue vieta inoltre la detenzione, il trasbordo e lo sbarco di pinne di squalo da pescherecci europei. Siamo di fronte a una chiara violazione, il primo caso che ci risulta coinvolgere direttamente un peschereccio italiano in un’attività illegale di shark finning“.

squalo bianco

Il grande squalo bianco

Ben più preoccupante dell’esportazione, che riguarda numeri trascurabili, è l’importazione. L’Italia è ai primi posti nel mondo per l’importazione della meno pregiata carne di squalo, che arriva dai produttori spagnoli e da Taiwan. Il nostro Paese si attesta come uno dei maggiori consumatori di questo prodotto in Europa: dal 2000 al 2011, abbiamo importato una media di 11,526 tonnellate l’anno, l’11% del volume totale al mondo. Le specie più gettonate dal mercato italiano sono il palombo, principalmente congelato, e la verdesca (o squalo blu).

I numeri che preoccupano

Come spiega Legambiente, lo squalo è un elemento cruciale per mantenere il controllo sulla crescita della popolazione marina. L’equilibrio è minacciato dal rischio estinzione di questi predatori, riconducibile a varie cause, come la pesca intensiva, i cambiamenti climatici e il degrado degli ambienti marini. Il Mar Mediterraneo rappresenta un esempio critico di questo trend, specialmente le coste italiane. Lo Stretto di Sicilia è diventato un habitat importante per moltissime specie di squali, ed è riportata l’esistenza di una vera e propria “nursery” di squali bianchi, vulnerabili al rischio di estinzione, nelle acque di Lampedusa. Oggi il 50% delle specie che abitano il Mediterraneo è a rischio, come riporta il WWF. Non solo gli squali stanno scomparendo (di cui i più minacciati sono lo squalo mako, la verdesca e lo squalo angelo), ma anche le razze.