Di Matteo: "Il depistaggio su Paolo Borsellino è cominciato un minuto dopo l’attentato"

Dopo le accuse di depistaggio sulla strage di Via D’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino, il magistrato Nino Di Matteo nell’audizione davanti al Csm ha difeso il suo lavoro e quello degli altri magistrati. Secondo Di Matteo non siamo mai stati così vicini a conoscere la verità come oggi.

Il depistaggio

Ieri Di Matteo ha dovuto difendere il lavoro svolto in questi anni: “Sulla strage di via d’Amelio siamo a un passo dalla verità. Mai come ora siamo vicini alla verità. E questo grazie a me e ad altri magistrati“, e ancora: “Non è giusto che questi magistrati siano accostati a depistaggi e questa accusa è strumentale a chi non vuole che si vada avanti“.

Secondo lui, il depistaggio è cominciato un momento dopo l’esplosione in Via D’Amelio che ha ucciso Borsellino e la sua scorta. “Il depistaggio sulla morte di Paolo Borsellino è cominciato un minuto dopo l’attentato, con il furto dell’agenda rossa del magistrato, poi è continuato con la costruzione delle prove a carico di Scarantino, necessarie al falso pentimento“.

Proprio sul falso pentito di mafia Scarantino si fonda la difesa di Di Matteo. Scarantino cominciò a lanciare le sue false accuse 5 mesi prima che Di Matteo ottenesse l’incarico: “Non ho mai discusso con i colleghi che l’avevano interrogato prima, che non ho visto convocati qui; non seppi dei dubbi espressi dalla dottoressa Boccassini e dal dottor Sajeva nell’ottobre ’94.

Io ho partecipato al processo Borsellino-bis solo in dibattimento, utilizzando le dichiarazioni di Scarantino in minima parte, e nel Borsellino-ter non l’ho nemmeno citato come testimone“. Alla fine il pentito Gaspare Spatuzza, nel processo Borsellino-quater, ha smentito Scarantino facendo ottenere l’annullamento di 7 ergastoli a 7 condannati innocenti.

Di Matteo: "Il depistaggio su Paolo Borsellino è cominciato un minuto dopo l’attentato"

Vi D’Amelio dopo la strage

L’agenda rossa

La prima cosa da approfondire e il furto dell’agenda rossa sulla quale lui scriveva cose ‘molto gravi’, parole sue.

Il furto dell’agenda rossa fu la prima azione di depistaggio e non può esser stato compiuto dai mafiosi che hanno sicuramente azionato il telecomando ma non potevano rubare l’agenda

Non c’è alcun dubbio che Paolo Borsellino tenesse un’agenda rossa regalatagli dai carabinieri del ros, non c’è dubbio che l’avesse con sé il giorno della strage. Non c’è dubbio che in quei giorni avesse annotato con trepidazione e ansia una serie di circostanze che aveva scoperto ed è certo che in quel momento ci fosse una trattativa tra ros e Riina intermediata da Vito Ciancimino“.

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