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Castel Del Rio, in provincia di Bologna. Come facciamo a cacciare Salvini?”: Questa è la domanda che si sarebbero trovati nel compito di italiano gli alunni di una scuola media.
La domanda, però non è un documento propagandistico delle opposizioni. È nata nel contesto di una sorta di compito a casa assegnato da una docente di italiano di una scuola media del bolognese.

La reazione furiosa della Lega

Il ministro dell’Istruzione Bussetti ha richiesto all’Ufficio scolastico regionale di avviare un’ispezione sull’ “attività di conoscenza” dei bambini della prima media, chiamata “La bottega dei desideri”, un esercizio didattico utile all’inizio di un ciclo per fare sì che alunni e professori imparino a conoscersi.

Matteo Salvini

Il Ministro Salvini

Il commissario provinciale della Lega, Daniele Marchetti, dichiara: “Si tratta di un fatto, qualora confermato, gravissimo. Se è vero che stiamo indagando sulla veridicità della segnalazione che ci è arrivata, è anche vero che sin da ora è possibile trarre alcune conclusioni incontrovertibili: come si fa a porre una domanda simile a dei ragazzini di 11-14 anni?”

Fabio Morotti, segretario di sezione della Lega aggiunge: “Chiederemo al Provveditorato di prendere immediati provvedimenti […] tutto ciò è inaccettabile, soprattutto alla luce del fatto che anche a livello didattico“.

Non si fa attendere a lungo il commento del ministro degli interni(della cui esperienza scolastica si è recentemente parlato)  sul proprio profilo Twitter: “Accomunato a inquinamento, desertificazione, guerra e malattie…Non ci voglio credere, e infatti andrò fino in fondo.

La bottega dei desideri

L’esercizio di scrittura al centro di questo dibattito consiste nell’esprimere una serie di desideri, che gli altri compagni annotano sul quaderno.
Secondo il direttore dell’ufficio scolastico dell’Emilia Romagna, Stefano Versari, “come cacciare Salvini” non sarebbe il titolo di un compito assegnato dalla professoressa. Sarebbe appunto uno dei desideri espressi dai ragazzi, ed emerso nell’esercizio.
Secondo quanto riferito all’Ansa da Versari, “il caso non esiste nemmeno”. La professoressa avrebbe chiesto agli alunni di non annotare sul quaderno il desiderio “cacciare Salvini” insieme agli altri, quali ad esempio: “guarire malattie” o “risolvere la desertificazione”.
Versari ha tenuto a precisare: “Per precauzione ho chiesto sull’ episodio una relazione scritta. Ma ho la percezione di una realtà che cerca l’esorbitanza, e che quando l’esorbitanza non c’è tende a costruirla e […] non è un bel segnale”.