Aggressione con candeggina

L’abitudine tutta maschile di tenere troppo aperte le gambe sui mezzi pubblici può essere spesso fonte di disagi, imbarazzo o fastidio. Quasi ogni donna, in tutto il mondo, potrà confermarlo. Questo particolare atteggiamento, denominato manspreading, è stato oggetto di attenzione da parte di diversi gruppi di attivismo femminista, che hanno provato a contrastarlo. E proprio nell’ottica di una maggiore sensibilizzazione sul fenomeno una 20enne russa, Anna Dovgalyuk, ha avuto una trovata a dir poco inconsueta. Si è lasciata riprendere mentre, in giro per i mezzi pubblici di San Pietroburgo, versava una soluzione di acqua e candeggina sui passeggeri di sesso maschile che, secondo il suo giudizio, stavano “allargando” eccessivamente i confini del proprio spazio.

Una video-protesta contro il fenomeno

Il filmato ha ottenuto immediatamente una diffusione capillare. Le immagini mostrano la giovane Anna mentre, rimanendo in piedi e fissando negli occhi la propria “vittima”, lascia cadere il contenuto di una bottiglietta. Il liquido, come spiega nello stesso video, è una soluzione acquosa con un’alta concentrazione di candeggina. “Questa soluzione è trenta volte più concentrata della miscela usata dalle massaie quando fanno il bucato“, afferma la ragazza davanti alla telecamera, “mangia i colori del tessuto in pochi minuti, lasciando macchie indelebili“. Una maniera per punire e allo stesso tempo “marchiare“, almeno temporaneamente, i colpevoli di manspreading.

Aggressione con candeggina

Fonte: Youtube

Anna, che si è autodefinita una “attivista sociale”, incarna una necessità di sensibilizzazione peculiare sul fenomeno. Il manspreading è infatti entrato a far parte del vocabolario degli studi di genere e delle più recenti lotte femministe, ma in Russia viene ancora praticato senza che le autorità governative pongano degli argini legislativi. A dirla tutta, sulla questione vige un totale disinteresse nella società russa, che spesso si trasforma in un silenzio imposto. Questo ha spinto l’attivista a spingersi più in là rispetto alle sue omologhe di Spagna, Francia o Inghilterra: ha messo in scena una perfetta gogna pubblica, in un pratico formato video condivisibile da milioni di utenti.

Curiosamente nessuna delle numerose vittime della protesta di Anna ha sporto denuncia contro la sua trovata. Ce lo comunica lei stessa, scherzando. Stando alle sue parole, non crede che “la gente andrà alla polizia a denunciarmi per una macchia sui jeans”, come ha dichiarato agli organi di stampa.

Ma cos’è il “manspreading”?

La pratica del manspreading è diventata un tema caldo nell’agenda pubblica del movimento femminista internazionale da alcuni anni. Ma il primo vero focolare della lotta a questa sgradevole condotta è sorto solo recentemente in Spagna, tra il 2016 ed il 2017. Nella penisola iberica infatti sono partite diverse campagne di sensibilizzazione volte a far rispettare gli spazi individuali della metropolitana di Madrid. Una battaglia, svolta soprattutto sulla piattaforma Change.org,  che ha guadagnato il plauso dell’opinione pubblica e delle autorità in Spagna così come in molte altre nazioni occidentali. Ma di cosa si tratta, effettivamente?

manspreading

Fonte: Immagine di repertorio

Con il termine manspreading si definisce la pratica maschile di sedere allargando eccessivamente l’arco delle gambe, e riguarda le volte in cui questo atteggiamento viene consumato in contesti pubblici. Un mezzo di trasporto, una sala d’aspetto, l’aula di un tribunale, persino un meeting internazionale tra capi di Stato. É infatti del 2017 la notizia che l’allora candidata alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton, accusò Putin di menspreading durante un colloquio ufficiale. In quella occasione la Clinton rincarò addirittura la dose, affermando che la pratica fosse divenuta sempre più frequente nell’atteggiamento pubblico di moltissimi altri leader mondiali.

La pratica di “allargare le gambe” in contesti pubblici viene letta come una vera e propria violenza di genere, un modo per riaffermare una presunta superiorità gerarchica maschile. L’uomo, indotto da ciò che la cultura e il costume hanno trasmesso al suo comportamento, si sente legittimato ad occupare, metaforicamente e letteralmente, lo spazio pubblico. Un fenomeno fortunatamente in calo, ma non in Russia dove la protesta di Anna ha avuto luogo. “Il mio Paese non sta facendo niente per evitare il problema” ammette sconsolata la ragazza. Dunque eccola prendere l’iniziativa armata di telecamera e bottiglia, le lotte di genere passano anche da qui.