La triste storia Clara: soccorre le vittime dell'attentato a Manchester, si suicida qualche settimana dopo

Clara Malagon faceva parte di una delle equipe che prestarono i primi soccorsi medici alle vittime dell’attacco, avvenuto presso la Manchester Arena nel maggio dello scorso anno. Si era distinta per gli enormi sforzi nel salvare le vittime più giovani. Poi la notizia shock: si è impiccata nella propria abitazione soltanto alcune settimane dopo l’attentato. Straziante il ricordo del padre e di chi l’ha amata.

Una vita al servizio della cura degli altri

Figlia di un medico anestesista, Clara proveniva da un piccolo borgo a sud di Londra. Coltivava da sempre il sogno di diventare infermiera, sogno che riuscì a realizzare giovanissima. Intorno ai vent’anni, infatti, era già riuscita ad ottenere una laurea infermieristica alla Manchester University, con una specializzazione in terapia intensiva.

Aveva trovato lavoro nel 2016 presso la Manchester Royal Infirmary e fu proprio da quella postazione che la notte del 22 maggio la raggiunse la notizia: una bomba era scoppiata allo stadio. Clara era abituata a situazioni limite o scene traumatiche, ma durante quel turno di lavoro ebbe modo di assistere ad un vero e proprio incubo. I feriti continuavano ad arrivare, prima 10, 20, poi centinaia. I giornali, nelle settimane successive, scrissero che era il più grave attacco avvenuto sul suolo britannico dagli attentati del 2005.

Il bilancio: 23 morti, 250 feriti, molti dei quali in maniera grave.

clara

Foto: CAVENDISH PRESS

Ciò che i giornali non sapevano, o meglio non potevano sapere, riguarda la lunga battaglia combattuta da Clara e dai suoi colleghi quella notte. Una dedizione ai limiti dell’umano, che tenne in vita decine di persone, per la maggior parte minori.

Un dolore che Clara non riusciva a sconfiggere da anni

Il senso del dovere e il coraggio che distinse l’équipe di Clara in quella atroce circostanza valse un encomio dai dirigenti della struttura ospedaliera. Purtroppo però lo shock di dover assistere a tale orrore fu troppo anche per una, come lei, abituata a trattare con questo genere di cose.

Fu traumatico per lei e le telefonai“, racconta il padre a The Sun, “le ho chiesto se stava bene e mi ha detto che era stata dura, che aveva visto molti dei bambini non riuscire a farcela“. Un trauma che si aggiunse ad una vita già segnata dal dolore, come emerge dalle ricostruzioni. Clara aveva infatti sofferto di depressione durante gli anni universitari, assumendo per un certo periodo un antidepressivo.

Di colpo cominciò a piangere all’università“, continua il padre, “e venne a dirmelo, ma non potevo darle un consiglio professionale quindi le dissi di parlare con uno specialista“. Clara si sottopose allo sportello psicologico offerto dall’università e le cose sembrarono andare bene per qualche mese, fino a quando le crisi di pianto ricominciarono.

Clara Malagon

Fonte: Cavendish Press (Manchester) Ltd

Trovò uno specialista privato e le offrì dei soldi per aiutarla a pagare le prime sedute“, afferma il padre, che non riesce ancora a capacitarsi dell’accaduto. Clara sembrava infatti riuscita a battere i demoni che la opprimevano e nelle successive conversazioni telefoniche era sembrata tranquilla. Solo molto stanca per via dell’immane lavoro, dirà poi chi la conosceva. Una tranquillità interrotta bruscamente solo 7 settimane dopo l’attentato, quando rincasando la sua coinquilina ha trovato il suo corpo esanime. Clara si era impiccata in camera da letto.