Tsunami Indonesia, 1658 morti: miracoloso ritrovamento dentro 2 scuole

Continua a salire il numero dei morti in Indonesia per colpa dello tsunami 1658 morti per ora. Ritrovati 34 giovani studenti vivi sotto le macerie

Si contavano 1.203 morti appena 5 giorni fa, ad ormai giorni e giorni dal catastrofico terremoto e dallo tsunami che ha devastato l’Indonesia. Una vera ecatombe che ad oggi conta 1658 morti. Nello strazio, c’è una piccola luce sotto le macerie e riguarda il ritrovamento di 34 ragazzini.

Ecatombe indonesiana: 1658 morti

Raccontare la realtà di Palu, la città indonesiana sull’isola di Sulawesi, significa raccontare di morte. Un terremoto di magnitudo 7.5 verificatori lo scorso 28 settembre e che ha provocato un ancor più devastante onda anomala, uno tsunami violentissimo che ha spazzato via la città. Le Ong prevedevano un migliaio di morti ma la stima è stata di gran lunga superata: sono circa 1658 i morti per colpa dello tsunami e ancora non si può affermare di aver chiuso il bilancio dei dispersi. Sotto le macerie, al di sotto di quello che resta di interi villaggi potrebbero esserci ancora centinaia di vittime. In questo orrore, giunge una notizia che infonde una piccola speranza nel cuore degli indonesiani.

Il miracolo tra le macerie: trovati vivi 34 studenti

Tutte le attività di soccorso nazionali sono attive notte e giorno nel disperato tentativo di riuscire a strappare alla morte anche un solo connazionale così che non possa aggiungersi ai cumuli di corpi privi di vita mietuti dallo tsunami. La volontà è stata ripagata con un vero miracolo che ridona speranza laddove ha vinto la tragedia: sono stati infatti trovati vivi ben 34 ragazzini. A distanza di una settimana dalla doppia catastrofe naturale, i 34 ragazzini, tutti studenti, sono stati trovati vivi all’interno di due scuole. Nello specifico 23 sono stati trovati nel sotto-distretto Marawola a Sigi, altri 3 invece sono stati trovati a Tondo. Tutti ragazzini di età compresa tra i 15 e i 17 anni che per una settimana hanno fronteggiato la morte vivendo isolati tra le macerie e senza alcun adulto a rassicurarli.

Una fotografia scattata in Indonesia, a Palu ritraente un soccorritore di fronte ad alcuni dei cadaveri delle vittime delle tsunami. Foto/Ansa


Save The Children: rischio emergenza sanitaria

Sull’isola non si respira solo la morte dell’anima, ma purtroppo anche la sua concretezza. La situazione è disperata: lo tsunami ha travolto l’intera città, spazzandola via, scoperchiando case e distruggendo gli scarichi fognari, l’intera rete idrica. “In questo momento – scrive Andi Dyah, specialista igienico-sanitario patner di Save The Children  – Non è in alcun modo possibile trattare o smaltire i rifiuti e l’acqua che viene prelevata dalle fonti è spesso marrone e ricolma di sedimenti e di conseguenza fortemente pericolosa per il consumo da parte della popolazione“.

Immagine in evidenza/Ansa