balenottere comuni islanda

Sono una specie in via di estinzione, le balenottere comuni, il secondo mammifero più grande al mondo soltanto dopo la balenottera azzurra, ma anche una grande fonte di guadagno per chi le caccia infischiandosene di metter la parola fine alla vita di questa specie: accade in Islanda, come documentano Greenpeace e Seasheperd, secondo cui il governo dell’isola del nord dell’Atlantico avrebbe concesso, per il 2018, l’autorizzazione a uccidere tra i 154 e i 180 esemplari. Un numero spropositato per un animale ormai sempre più raro e in pericolo. E intanto, da giugno in avanti, sono state almeno 7 le balene già uccise e portate sulla terra ferma dai pescherecci con bandiera islandese.

Credits foto: Seashepherd

La caccia delle balene in mano al magnate islandese

È stato l’equipaggio di Sea Shepherds Uk a registrare e documentare l’uccisione di almeno 7 balenottere comuni nelle acque territoriali islandesi, che si estendono per oltre 150 miglia dalle coste dell’isola. Dallo scorso giugno, l’organizzazione si trova proprio nelle zone in cui i balenieri vanno a caccia per documentare un’attività di pesca sconsiderata se si pensa che questa specie è a forte rischio estinzione secondo la Lista Rossa Iucn: la caccia alle balene, peraltro, era in stallo dal 2015, quando vennero uccisi circa 155 esemplari.

balenottere islanda

Credits: Seashepherd

Quest’anno il governo islandese ha dato il suo assenso alla mattanza di 161 esemplari, una caccia tutta a carico della Hvalur hf, compagnia di pesca in mano al magnate islandese Kristján Loftsson. La stagione di pesca è iniziata lo scorso giugno e, stando a quanto stabilito da Reykjavik, dovrebbe durare per 100 giorni. Secondo quanto emerge dai documenti diffusi da Sea shepherd, dal porto di Hvalfjörður. vicino alla capitale islandese, partono per le battute di caccia due baleniere, la Hvalur 8 e la 9, due vecchie imbarcazioni di fattura norvegese.

Whale hunting vs Whale watching: sterminio contro turismo

Le associazioni ambientaliste ovviamente insorgono, puntando il dito contro il governo islandese per aver concesso una così alta quota di pesca per una specie che potrebbe scomparire nel giro di pochi anni. A rendere il tutto ancora più amaro, alla quota di 161 esemplari da pescare, se ne aggiungono altri 30 della pesca del 2017, quantitativo inutilizzato e quindi sommato a quella del 2018. Come già accennato in precedenza, infatti, la compagnia di Loftsson non cacciava balenottere comuni dal 2015, anno in cui gli standard alimentari del Giappone – maggior acquirente della carne e dei prodotti derivati dall’uccisione di questi mammiferi – rivelarono dosi troppo alte di agenti inquinanti, facendo crollare le vendite.

 

Le due navi, almeno dal 19 giungo in poi, sono tornate a solcare l’Atlantico, sovvenendo al bando alla caccia commerciale dell’IW, l’International Whaling Commission: secondo Sea Shepherd la Hvalur 8 avrebbe già effettuato 5 uscite di caccia, ciascuna di almeno 36 ore. Greenpeace è stata capace di documentare la prima uccisione della stagione: a cadere nelle mani dei balenieri islandesi è stato un maschio di 20 metri. Tra l’altro, la stagione di caccia si sovrappone a quella del whale watching, attività turistica molto redditizia per l’Islanda, per cui viaggiatori da tutto il mondo volano a Reykjavik per vedere nuotare libere le balene nell’Atlantico: secondo i rappresentanti dell’industria turistica dell’isola questa è un’attività senza dubbio più etica, ma ancor di più redditizia rispetto alla mattanza di questo mammifero in via d’estinzione, problema non solo legato alla pesca: le balene sono infatti a grosso rischio per via dei cambiamenti climatici, tra cui l’inquinamento chimico e quello acustico che le confondono e fanno perdere loro la rotta.

La petizione che chiede la fine della mattanza delle balenottere

balenottere islanda

Credits: Seashepherd

I pericoli che corrono le balenottere comuni non sembrano comunque fermare o colpire le coscienze delle tre nazioni che più di tutte vanno a caccia di questi mammiferi, ossia Norvegia, Giappone e appunto l’Islanda. Secondo le stime, ogni anni i pescherecci che portano queste bandiere uccidono circa 8400 esemplari di cetacei, tra cui anche delfini e focene. Le balene, poi, cadono nelle mani dei pescatori morendo in modo atroce: i mammiferi vengono infatti arpionati con strumenti che penetrano nel loro corpo, per poi esplodere provocando squarci larghi anche 20 centimetri. La loro agonia, secondo le stime, può durare anche 5 ore.

Cittadini di tutto il mondo, inorriditi da questa pratica, ha infatti lanciato una petizione diretta al primo ministro islandese Katrin Jakobsdottir e al ministro per la pesca Kristján Þór Júlíusson, in cui si chiede la fine di questa inutile mattanza: “Vi chiediamo di cogliere questa opportunità per porre fine alla caccia alle balene in Islanda e per promuovere una maggiore protezione per le balene in tutto il mondo“, si legge. “[…] Queste balene sono animali straordinari: comunicano attraverso il canto e provano emozioni e sentimenti profondi come l’amore e la tristezza. Loftsson è l’ultimo uomo rimasto sul pianeta che continua a massacrare queste grandi creature gentili per denaro, anche quando sono incinte. Ma finalmente possiamo fermarlo. Il nuovo governo dell’Islanda sta decidendo in questi giorni se vietare del tutto la caccia alle balene, ma di fronte hanno tutto il potere di questo milionario e della sua lobby di cacciatori. Tocca a noi dimostrargli che il mondo intero sostiene il divieto!“.