È braccio di ferro tra Italia e Ue per la "manovra del popolo"

Bruxelles mette in guardia Roma: "Siete in una situazione difficile". Ma il vicepremier Luigi Di Maio non arretra: "Il Def resta fissato a 2.4, l'Europa sarà finita entro 6 mesi"

È giunta venerdì da Bruxelles la lettera che mette in guardia l’Italia sulla manovra del cambiamento. “Roma è in una situazione difficile” sottolinea il Presidente di Commissione Europea Juncker, “Non può permettersi una deviazione significativa. Le tensioni tra tra l’Ue e il governo giallo-verde stanno salendo alle stelle.  “Sapevamo che non sarebbe piaciuta” spiega il vicepremier Di Maio, consapevole del malumore che può aver scatenato la decisione di fissare il Def a 2.4.

Luigi Di Maio, né Matteo Salvini, però, sembrano essere intimoriti dalle circostanze, poiché convinti di Europa giunta al capolinea. Entrambi si dicono inamovibili e per niente disposti a ripensamenti.

Le sicurezze di Maio

Il vicepremier Luigi Di Maio, a seguito della bocciatura del Def da parte della squadra di Jean Claude Juncker, non ha mostrato incertezze commentando la situazione al Corriere della Sera. “Sapevamo che questa misura economica non sarebbe piaciuta, ma tra sei mesi questa Europa sarà finita” ha affermato Di Maio. Gli fa eco Salvini: “Tra sei mesi saranno licenziati“.

Juncker e Di Maio


Il pentastellato dà a questa Europa vita breve. “Per me l’appartenenza all’Unione europea non è in discussione così come non è in discussione l’uscita dall’euro. È la Commissione che ha sei mesi di vita, dopodiché nessuno di questi soggetti farà più il commissario“.

Nessun piano B

Le previsioni di Di Maio non si fermano qui. “Ci sarà in tutti i Paesi un tale terremoto contro l’austerity che le regole cambieranno il giorno dopo le elezioni” prosegue.

salvini evidenzaLuigi Di Maio e Matteo Salvini


L’intesa Di Maio-Salvini, quindi non valuta ripensamenti. “Ma il piano B non esiste, questa manovra noi la vogliamo discutere con le istituzioni europee. Loro non sono d’accordo con il nostro livello di deficit, però se è vero che sono aperti al dialogo anche noi lo siamo. C’è tutta la volontà di spiegare la manovra del popolo, che ripaga la gente di tanti torti e ruberie”. Infine Di Maio dichiara : “Con il premier mi confronto sempre e siamo d’accordo. Non so se Giorgetti ha cambiato idea. Ma a me interessa l’opinione di Salvini, con il quale ci siamo detti che non si torna indietro. Se andiamo in Parlamento con l’idea di cambiare il 2,4 di deficit, gli squali sentono il sangue e azzannano. Non c’è un piano alternativo“.