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I problemi causati dal cambiamento climatico si fanno sempre più visibili in diverse parti del mondo: “super tifoni”, siccità e desertificazione sono realtà che molte nazioni stanno giù toccando con mano. Alcuni scienziati dell’IPCC, Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, ci dicono che la situazione è destinata a peggiorare. Se non teniamo l’aumento delle temperature entro l’1,5°C, il riscaldamento globale segnerà profondi cambiamenti nel nostro ecosistema e nelle nostre società.

Lo studio dell’IPCC: un appello per i cambiamenti climatici

L’IPCC ha pubblicato un report dopo l’incontro a Incheon, Corea del Sud, promosso dalle Nazioni Unite in vista della prossima Conferenza sui cambiamenti climatici che si terrà a Katowice, Polonia. La Conferenza avrà luogo a dicembre e dovrà fare il punto dopo gli Accordi di Parigi del 2015. Il report vuole sottolineare l’importanza capitale di tenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5°C rispetto all’era pre-industriale, e chiede uno sforzo internazionale per non arrivare ai 2°C di aumento. Questa è la soglia critica che comporterebbe uno stravolgimento climatico che metterebbe a rischio la nostra stessa sopravvivenza.

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L’alluvione di Parigi lo scorso gennaio. Foto: Reuters/Pascal Rossignol

Uno dei messaggi chiave che viene fuori molto fortemente in questo report è che abbiamo già visto le conseguenze di 1°C  di riscaldamento globale attraverso un clima più estremo, livelli del mare in aumento e una diminuzione del ghiaccio marino artico, tra gli altri cambiamenti“, spiega Panmao Zhai, copresidente del Working Group I dell’IPCC. Ora la sfida è evitare di danneggiare irrimediabilmente il nostro ambiente.

Cosa succederebbe se il riscaldamento superasse l’1.5°C

A causare l’aumento della temperatura di 1°C sono state senza dubbio le emissioni di gas serra prodotti dagli esseri umani e a questi livelli si potrebbe arrivare a 1,5°C tra il 2030 e il 2052. L’impatto di questo aumento cambia molto a seconda del tempo e dello spazio, spiega il report, ma sono generalmente previsti incrementi di fenomeni climatici estremi. Questi sono condizionati da altri fattori oltre all’aumento delle temperature, come il livello di Co2 nell’atmosfera, l’aumento del livello del mare e l’acidificazione degli oceani. La temperatura delle masse d’acqua, ad esempio, può condizionare lo scioglimento dei ghiacciai costieri con conseguente aumento del livello del mare o lo sbiancamento delle barriere coralline.

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La Grande barriera corallina australiana, un terzo della quale è morta a causa delle alte temperature dell’acqua

Se si arrivasse ad un aumento di 2°C la situazione sarebbe molto peggiore. L’IPCC ci informa che nel 2100, se riuscissimo a rimanere sull’1,5°C, l’aumento del livello del mare sarebbe di 10 cm minore rispetto al superamento della soglia dei 2°C. Piccoli numeri che in realtà hanno un impatto devastante sull’ecosistema. La barriera corallina, ad esempio, si ridurrebbe del 70-90%, mentre sopra i 2°C ci sarebbe la sua virtuale scomparsa (99%). Aumenterebbero le temperature medie, con caldo estremo in molte regioni disabitate e pesanti piogge associate a cicloni tropicali o al contrario siccità nelle altre.

Cosa è necessario fare: agire ora

Debra Roberts, copresidente del Working Group II ha dichiarato: “I prossimi pochi anni sono probabilmente i più importanti della storia umana“. Per evitare il disastro ambientale è necessario mettere in pratica gli accorgimenti suggeriti nel report che, spiega Valerie Masson-Delmotte, “sono già in corso nel mondo, ma sarebbe necessario accelerare“. Dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2040 rispetto a quelle del 2010, passare a produrre l’85% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2050, eliminare la dipendenza dai combustibili fossili e produrre biocarburante sono alcune delle mosse suggerite dagli scienziati.

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L’innovativo bioreattore della startup Joule per produrre biocarburanti. Foto: Joule

C’è poi la riforestazione e rendere sostenibile ogni consumo della società, oltre allo sviluppo di tecnologie in grado di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera. Questo cambiamento deve comportare profonde mutazioni non solo nelle nostre abitudini, ma anche nel sistema economico ed industriale globale. Impegnerebbe, secondo quanto calcolato dagli scienziati, il 2,5% del PIL mondiale nel prossimi 20 anni. Un passo decisivo per assicurare un mondo più sicuro e sostenibile per tutti, spiega Roberts, ora e in futuro.