selfie estremo

Cosa non si fa per un like sulla propria pagina Facebook o per un cuoricino in più su Instagram? In questi anni dove ricevere “Mi Piace” dai propri “followers“, o “seguaci”, pare essere diventato più importante dello stesso respirare, raggiungere popolarità sui social è un’impresa sempre più ardua.

Il fenomeno “selfie estremi”

Cosa fare allora per accumulare consensi sul web dove ormai tutti sembrano essere diventati influenti? Portare una delle mode esplose nell’ultimo decennio, il selfie, ad un livello superiore. Si chiama “selfie estremo“. Si tratta in poche parole di un autoscatto da cellulare fatto in una situazione di estremo pericolo.

Sulla spiaggia mentre arriva un’onda, in bilico su un cornicione di un grattacielo o sulle rotaie mentre il treno ci raggiunge a tutta velocità.

selfie estremo

Wu Yongning, Weibo

Lo studio

Un team di ricercatori indiani ha pubblicato recentemente il lato oscuro” di questa pratica virale sul Journal of family Medicine and Primary Care. Partendo infatti da ricerche sul web tramite parole chiave come “morti da selfie”, “incidenti da selfie” e così via, articoli di giornale sull’argomento e informazioni su banche dati sono riusciti ad arrivare al numero agghiacciante di 256 morti legate a questa pratica, più della metà in India (159 casi). Seguono per numero di casi la Russia (16 casi), gli Stati Uniti (14 casi) e il Pakistan (11 casi).

selfie estremi

Angela Nikolau, Instagram

Oltre al numero di vittime e la loro locazione, lo studio ha classificato ulteriormente i casi analizzati. Le vittime hanno un’età media di 23 anni, il che spiega anche il triste primato raggiunto dall’India dove è presente il maggior numero di persone sotto i 30 anni al mondo.

Le cause

Oltre ai dati appena esposti, interessante è anche scoprire la divisione per categorie dei dati ricavati. L’informazione più sorprendente derivata da questo studio è che la prima causa di “morte da selfie” è la morte per annegamento, segue la categoria morte per cadute, folgorazione, causa ”trasporti” (come i selfie davanti ai treni in corsa).

Oltre alle categorie esposte, di cui ne esistono altre però meno frequenti, il team di ricerca ha formulato un altro metodo di categorizzazione: selfie rischioso o selfie non rischioso, la cui morte derivata potrebbe essere stata solo un tragico incidente involontario. Come capire però il livello di rischio di un selfie? Ad esempio l’evidenza di rischio dello stare sul bordo di un grattacielo. Come facilmente intuibile, un selfie “rischioso” ha registrato una percentuale di mortalità maggiore rispetto al “non rischioso”. Altro dato rilevato riguarda la differenza di morti per genere. Il decesso per questa moda social infatti ha riguardato per il 72,5% il sesso maschile, mentre il restante 27,5% ha riguardato il sesso femminile.

selfie estremi

Viki Odintcova, Instagram

Qualche soluzione

Casi che sembrano lontani dalla piccola realtà italiana, ma non del tutto introvabili; basta vedere l’ultimo caso del 15enne caduto dal tetto di un supermercato per ottenere una foto d’effetto. Pare comunque che in India si stia studiando già una qualche soluzione a questo fenomeno in crescita. La proposta sarebbe quella dell’attivazione di così dette ”No Selfie Zone”, ovvero una vera e propria catalogazione di aree dove per ragioni di sicurezza evidenti sarà vietato scattarsi una foto. L’esperimento per ora è stato attivato a Mumbai dove sono state individuate già 16 zone.