Caos per la senatrice Taverna: la madre in casa popolare, ma possiede quote di immobili

La senatrice M5S ha giustificato l'accaduto dicendo che la madre ha agito per vie legali e che, comunque, non sa "come fare a dirglielo, temo per la sua salute"

Paola Taverna è finita nel mirino dell’amministrazione comunale romana e sta portando grande trambusto per il partito dei 5 Stelle. A scatenare le polemiche, in realtà, non è la senatrice pentastellata bensì sua madre: la signora, infatti, risulta residente in una casa popolare dal 1994 ma, a quanto pare, è al contempo possidente di parte di alcune unità immobiliari, insieme alla figlia. Ciò, dunque, la renderebbe priva dei requisiti minimi necessari per l’assegnazione della casa popolare, ma i Taverna non hanno intenzione di accettare che l’anziana signora debba cambiare casa.

Affittuaria, ma anche possidente

A mettere in luce la spinosa questione è stato La Repubblica, che ha raccontato di un complesso caso di proprietà immobiliari. A quanto pare, Graziella Bertolucci (madre della senatrice Taverna) ha visto assegnarsi la casa nel 1994, quando il reddito del nucleo familiare era pienamente coerente con il diritto a vedersi assegnare un’appartamento come quello in questione, che è di proprietà dell’Ater e che, ipotizza Il Corriere della Sera, potrebbe avere un canone mensile tra i 100 e i 200 euro massimo.

Tra il 2007 e i 2011 sono stati però dichiarati dalla famiglia Taverna dei redditi che non sembrerebbero compatibili con l’assegnazione dell’alloggio. Nello specifico la signora Bartolucci risulterebbe possidente di alcune percentuali di immobili, divisi con la figlia Paola in alcune casi. Nello specifico si parla di: un terzo di una casa piuttosto grande (sei vani) di Olbia. Fino al 2010 risultava inoltre che possedesse per la quasi interezza (4/6 nello specifico) un fabbricato non lontano dalla casa popolare in cui abita. Anche Paola Taverna ha dei possedimenti immobiliari: alcune quote sono proprio negli stessi immobili in cui le possiede la madre, nonché di un negozio e un quadrilocale (quest’ultimo in zona Torre Angela). Le varie percentuali di immobili farebbero dunque sforare la donna dai requisiti, considerando oltretutto che fino al 2012 l’anziana non risultava vivere da sola: la senatrice aveva ancora la residenza nella casa popolare.



Paola Taverna: “Secondo me c’è accanimento”

Naturalmente, sulla questione Paola Taverna è stata immediatamente interpellata, in primis da Repubblica: “Mi dispiace per mamma, ha ottant’anni ed è malata non so come fare a dirglielo, temo per la sua salute. Per le contestazioni che ci fanno, la nostra versione è nel ricorso del mio avvocato. Dopodiché, boh, secondo me c’è stato accanimento…”. Sarebbe una questione di “buon cuore”, dunque, che spingerebbe Paola Taverna a non acconsentire a quanto il Campidoglio e l’azienda che gestisce l’immobile chiedono.

Sul suo profilo Facebook, la Senatrice calca ulteriormente la mano sul tasto della misericordia, e racconta di quanto sia insensibile chiedere a una donna di 84 anni di lasciare una casa in cui ha vissuto tanto tempo, “solo” perché non possiede più il diritto a livello economico per abitarci: “In quella casa ci sono cresciuta io e anche mia sorella, ed è anche la casa dove è morto mio padre”. La questione degli accertamenti finanziari passa dall’essere dato di fatto a fatto opinabile: “Qualche tempo fa, dopo un accertamento, sembra che mia madre non abbia più diritto a questo alloggio, e ovviamente come tutti i cittadini, mia madre ha agito per vie legali e ha chiesto che venga chiarita questa situazione, perché lei crede di aver diritto a questo alloggio”. Al di là di ciò che può credere la mamma della senatrice, però, carta canta: “Le controdeduzioni, presentate peraltro fuori termine dal legale, non possono essere accolte, perché la legge regionale indica chiaramente che i requisiti devono essere posseduti dal richiedente e da tutti i componenti presenti nell’alloggio”, dice il Campidoglio, riportato da Repubblica. Nel ricorso presentato dai Taverna, si legge che invece i requisiti ci sarebbero perché “rientra nei requisiti di legge e non supera il valore ai fini Ici imposto dalla normativa non è corretto includere anche quelli di Paola Taverna”.

 

Virginia Raggi: “Si seguirà la legge”

E, sulla questione, viene interpellata la compagna di partito Virginia Raggi, che in quanto Sindaco di Roma non si può voltare dall’altra parte: “Sicuramente gli uffici faranno tutte le indagini e si seguirà la legge esattamente come per tutte le altre persone”. È sicuramente una faccenda che potrebbe diventare motivo d’imbarazzo per il movimento e lì per la pasionaria Taverna, che ne fa più una questione di “affetto verso l’immobile” che di diritto a poterci abitare. E, su Repubblica, ha le idee chiare: “Se veramente vuole fare una notizia, faccia una notizia su quanto è bello, oggi, avere una classe politica che agisce come tutti i cittadini e che non sfrutta il proprio ruolo per interessi personali”.

vVirginia Raggi


Intanto, Ater e Comune non gettano la spugna e già pensano al prossimo step: se non c’è un cedimento dal lato della famiglia Taverna, partirà l’ordinanza di sfratto.