L'Italia balla sui mercati, è sfida sulla crescita. Tria: "Sull'Europa abbassare i toni"

Il ministro dell'economia difende le scelte del governo, ma le stime di Bankitalia e Fmi gelano la previsione di crescita del Paese

Una settimana che si apre con forti tensioni sui mercati, come d’altronde era previsto. Il governo tenta di rassicurare gli investitori, e oggi il ministro dell’Economia Tria ha invitato ad abbassare i toni sull’Europa, fonte di preoccupazione per chi osserva gli sviluppi dell’economia italiana. Il Fondo monetario internazionale ha rilasciato il suo World Economic Outlook, non modificando le stime di crescita del Belpaese rispetto allo scorso luglio. Il Def per il momento non ha inciso, né in positivo né in negativo, sul parere del Fmi, che però avverte di mantenere la rotta dei precedenti governi su pensioni e lavoro. Lo spread invece esprime appieno l’incertezza degli investitori, arrivando a quota 315 punti, numeri che non si vedevano dal 2013.

Tria rassicura sulla crescita: “Governo coraggioso ma non irresponsabile”

Il ministro Giovanni Tria, oggi in audizione alla Commissione Bilancio di Camera e Senato, ha ribadito le possibilità di crescita che avrebbe la Manovra del governo gialloverde. L’economista ha dichiarato che “Il governo si è posto l’obiettivo di ridurre sensibilmente, entro i primi due anni di legislatura, il divario di crescita con l’Eurozona e conseguire una prima diminuzione significativa del rapporto debito-Pil nell’arco del prossimo triennio“. Ha poi difeso il governo, specificando che “essere coraggiosi non vuol dire essere irresponsabili“. L’esecutivo Conte considera le riforme espansive contenute nella Manovra un volano, ma non sembrano d’accordo molti osservatori. Proprio sulle stime di crescita c’è un divario nei numeri.

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Stime che differiscono: i numeri di Fmi e Bankitalia

Le previsioni del governo sono molto diverse da quelle presentate dal Fmi e che, probabilmente, saranno condivise dalle agenzie di rating, il cui giudizio è atteso per fine ottobre. Secondo l’esecutivo guidato da Conte, il Pil italiano crescerà del 1,9% nel 2019, del 1,6% nel 2020 e del 1,4% del 2021. Diversa l’opinione del Fondo che stima una crescita del 1,2% per il 2018 e di appena 1,0% per il 2019.

Visione condivisa da Bankitalia, che anzi vede il futuro ancora più fosco. Luigi Federico Signorini, vice presidente di Banca d’Italia, ha spiegato in Commissione che “nel Bollettino economico di luglio prefiguravamo un aumento del Pil pari all’1,3% quest’anno e all’1 nel 2019 (…) Le informazioni più recenti suggeriscono che, a parità di ipotesi sulle politiche economiche, la crescita dovrebbe essere leggermente inferiore sia quest’anno, sia il prossimo“. In questo caso il Def ha pesato al ribasso sulle stime.

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I dubbi sull’Europa non aiutano, Tria invita alla moderazione

A pesare sul basso gradimento degli investitori anche l’incertezza sul futuro dell’Italia come membro della Ue. Molti temono che esista un “piano B” per portare la Penisola fuori dall’Eurozona, come hanno spesso lasciato intendere durante la formazione del governo non pochi esponenti. Anche qui interviene Tria che ha apprezzato il volo di Roberto Fico a Bruxelles per ricucire gli strappi. Ci si riferisce alla bocciatura del Def da parte della Commissione Europea, un monito a non invertire la rotta sugli impegni presi.

Come è noto la Commissione Ue ha espresso preoccupazione circa la modifica del percorso programmatico. Ora si apre una fase di confronto costruttivo con la Commissione che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata dalla manovra. In questo confronto costruttivo voglio dichiarare il mio accordo con il Presidente della Camera, sulla necessità di abbassare i toni“, ha dichiarato il ministro. Il quale ha poi smentito la possibilità che l’Italia esca dall’euro: “L’incertezza è legata al dubbio sul cosiddetto piano B e stiamo ripetendo che non c’è“.

signorni bankitaliaLuigi Federico Signorini


Lo spread vola, Bankitalia: “Effetti su famiglie e imprese”

A complicare un quadro economico non esattamente idilliaco c’è anche lo spread, il differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi. Nelle ultime ore ha toccato quota 315 punti, una vetta che non si vedeva dal 2013. Cosa significa? Anche qui interviene Signorini: “Una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio incide sui requisiti patrimoniali delle banche; oltre certi limiti può ridurne la capacità di offrire credito all’economia“. Questo significherebbe una stretta sul credito che le banche forniscono a famiglie e imprese, che si vedrebbero alzare i tassi del mutuo, ad esempio.

Inoltre, il numero due di Bankitalia ricorda che il debito “è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l’incertezza. Le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono“. Un aumento incontrollato dello spread determina quindi una diminuzione in termini reali del patrimonio degli italiani.

spread 9 ottobreLa curva dello spread il 9 ottobre. Fonte: Borse.it


Tria rassicura: l’incertezza si “dissolverà”

Secondo il ministro dell’Economia “una volta che il programma di politica economica sarà approvato dal Parlamento si dissolverà l’incertezza che ha gravato sul mercato dei titoli di Stato negli ultimi mesi“. Per Tria “I recenti livelli di rendimento dei titoli di Stato non riflettono i dati fondamentali del Paese“. Ma dal Fmi arriva un’altro avvertimento: per evitare il peggioramento dei dati economici bisogna, secondo il l’organismo internazionale, rimanere fermi su Fornero e Jobs Act.

In Italia “dovrebbero essere preservate le riforme varate nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro“, è l’avvertimento. Il quale sembra non sia stato raccolto da Matteo Salvini che ha commentato: “Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l’economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un’opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro“. Due visioni che rischiano di collidere. E non resta che aspettare per vedere chi rimarrà in piedi.