Alessandro Di Battista scatenato contro Bankitalia: riformare la governance

Alessandro Di Battista con una chiamata a Di Martedì rilancia la riforma della banca centrale, accusata di conflitto d'interessi

Alessandro Di Battista è il pasdaran del Movimento 5 Stelle e anche dalla lontana America Latina riesce a far arrivare forte e chiaro il suo pensiero. La preda da gettare alla folla affamata di colpevoli è oggi Bankitalia, “colpevole” della bocciatura (ennesima) del Def.

A nessun governo piace Bankitalia

In questo momento in cui il governo ha subito una sconfitta politica consistente, con la bocciatura del Def praticamente da qualsiasi organismo indipendente, Di Battista fa quadrato intorno al suo partito. E torna ad attaccare un suo vecchio nemico, Banca d’Italia. Sia chiaro, niente di nuovo sotto il sole: lo stesso Renzi, nel 2017, era in pieno scontro con l’allora presidente Visco, di cui ha chiesto la testa con una mozione approvata alla Camera dal PD.

Berlusconi ha portato l’istituto bancario addirittura in tribunale. Alessandro Di Battista sta quindi semplicemente seguendo la strada battuta da molti altri esecutivi durante la stagione della Manovra: attaccare chi ti critica i conti. A sorprendere è più che altro la veemenza con cui l’ex deputato chiede una riforma della governance di Bankitalia, che accusa di essere collusa con gli istituti di credito privati.



La telefonata a Di Martedì contro Giannini

Che la luna di miele tra Movimento 5 Stelle e media non ci sia mai stata (non sono neanche arrivati all’altare) è chiaro. In questo periodo è però particolarmente violento il rapporto con i giornalisti, accusati di ogni nefandezza. Il clima è così rarefatto che Di Battista, in pieno amarcord berlusconiano, ha chiamato dal Messico lo studio di Di Martedì, il programma di Giovanni Floris, dopo l’intervento di Massimo Giannini, direttore di Radio Capital.

Mi è stato riferito che Giannini ha detto che è assurdo riformare la governance di Banca d’Italia, come ha detto Di Battista“, ha esordito l’ex deputato,”Onestamente io chiedo a Massimo di essere leale, perché se Repubblica mi avesse seguito nei 5 anni in cui ho fatto il parlamentare, non solo per cercare il pelo nell’uovo, ma anche ascoltando le mie idee, saprebbe che sono 5 anni che martello sulla necessità di riformare Bankitalia perché reputo, ed è la mia idea, sia in conflitto d’interesse con le banche private che dovrebbe controllare“.  Di Battista continua dichiarando che il più grave problema è il capitalismo finanziario e, secondo lui, Bankitalia “si permette di mettere bocca sul Def, secondo me in conflitto d’interessi con quelle banche private d’affari che verrebbero finalmente un minimo contrastate da questa manovra“.



Giannini: “Vendetta” per la bocciatura. Ma cosa dice il Def?

Per Giannini la chiamata di Di Battista è una “conferma” di un sospetto che si fa certezza nell’opinione pubblica. Il muro contro Palazzo Koch, tornato in cima alla black list del Movimento, arriva in concomitanza con la bocciatura del Def. Una “vendetta“, secondo il giornalista, un “rimettere in riga un’istituzione che in riga non ci vuole stare, e io lo trovo improprio per un governo responsabile“. La domanda a questo punto è perché a Banca d’Italia non piace il Def: colpa degli interessi condivisi con gli istituti privati, come dice Di Battista?

Signorini, numero due di Via dell’Arsenale, nella conferenza in Commissione di ieri aveva messo in dubbio le previsioni di crescita del governo. Non ci sono stati accenni ai pochi riferimenti alle riforme inerenti le banche d’affari contenute nel Documento di Economia e Finanza 2018. Nel Nadef si parla di un  “Disegno di legge recante misure a favore dei soggetti coinvolti dalla crisi del sistema bancario” con un “Fondo ristoro a favore dei soggetti truffati“. Ci si sofferma sul “risanamento del sistema bancario” e sullo “smaltimento dei crediti deteriorati” così come “la riforma delle banche popolari e del credito cooperativo“.

banca d'italia

La vecchia questione della riforma delle banche

Che il governo gialloverde voglia rimettere mano alla riforma delle popolari non è una novità: già dal 2015 sul Blog delle Stelle comparivano post contro la trasformazione del sistema bancario di Renzi, con echi nell’allora opposto schieramento leghista. Lo stesso Giuseppe Conte aveva dichiarato fresco di insediamento che “sicuramente ci sarà la revisione dei provvedimenti sul credito cooperativo e sulle banche popolari, quelle più integrate sul territorio, per recuperare la loro funzione che aiuta le piccole e medie imprese“, come previsto anche nel contratto di governo.

Non ci sono smottamenti epocali, né necessariamente una fustigazione di banche private o di Bankitalia. Di Battista però non sembra molto aggiornato e la sua scomposta invettiva più che terrorizzare Bankitalia fa tenerezza. Il cambiamento, alla fine, con le sue telefonate alle trasmissioni televisive e i suoi attacchi alla banca centrale è molto simile alla vecchia, solita minestra.