Processo Cucchi, la svolta: uno dei carabinieri imputati ammette il pestaggio

Francesco Tedesco, a giugno, aveva denunciato i due colleghi Di Bernardo e D'Alessandro di aver pestato Stefano Cucchi, sostenendo di aver cercato di fermarli e di proteggere il ragazzo

I veli stanno cadendo: la versione ufficiale dei carabinieri imputati nel processo Cucchi, che è sempre apparsa granitica e non è mai stata messa in dubbio da nessuno degli imputati, oggi subisce un colpo. Francesco Tedesco, uno dei carabinieri, ha accusato di pestaggio gli altri due imputati per omicidio preterintenzionale, raccontando dunque che i due colleghi avrebbero pestato selvaggiamente Cucchi, subito dopo averlo fermato e portato in caserma.

Sono passati 9 anni dal giorno in cui Ilaria Cucchi e i suoi genitori fornirono alla stampa le foto del cadavere massacrato di Stefano. In quei giorni Il Fatto Quotidiano intervistò il comandante della compagnia dei carabinieri, che riguardo agli occhi pesti di Cucchi, disse: “La Camera di sicurezza di una caserma dei carabinieri certo non è il posto più confortevole in cui dormire”. Oggi, si apre una breccia nell’omertà che è sempre sembrato coprisse e soffocasse le voci di chi, a quel pestaggio, avrebbe assistito, o del quale sapesse qualcosa.

Tedesco ha parlato a giugno

A quanto pare, Francesco Tedesco non ha parlato oggi, per la prima volta: lo ha fatto il 20 giugno 2018. Il carabiniere, quel giorno -racconta il Pm Giovanni Musarò– si è recato a sporgere denuncia contro ignoti ed ha rilasciato delle dichiarazioni che oggi, riportate in aula, sono esplose come bombe davanti ai volti degli altri imputati. In primis, Tedesco avrebbe raccontato che D’Alessandro e Di Bernardo avrebbero massacrato Cucchi dopo il fermo. Ha raccontato della consapevolezza di quanto accaduto da parte di Roberto Mandolini, accusato di calunnia e falso. Ed ha anche dichiarato che Vincenzo Nicolardi fosse perfettamente a conoscenza di quanto accaduto nel momento in cui si presentò davanti alla Corte d’Assise.

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ilaria cucchiIlaria Cucchi e un’immagine di Stefano Cucchi


Tedesco avrebbe anche dichiarato di aver scritto, la mattina dopo i fatti, una notazione di servizio in cui raccontava cosa fosse successo, ma ha anche raccontato che questa notazione non sarebbe mai giunta in procura. Ha raccontato inoltre di non aver potuto poi parlare, perché costretto a tacere e timoroso di ritorsioni simili a quelle denunciate dal carabiniere Riccardo Casamassima negli ultimi mesi.

Il legale: “Costretto al silenzio contro la sua volontà”

A parlare, ora, è l’avvocato di Tedesco, che vede nei fatti emersi un riscatto per il suo assistito: “Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso”. Ha poi aggiunto l’avvocato Pini: “Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà“.

Grande soddisfazione da parte di Ilaria cucchi, che sulla sua pagina ufficiale ha commentato: “Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”. A commentare i fatti è stato anche Riccardo Casamassima, che ha scritto: “La famiglia Cucchi aveva diritto. M é venuta la pelle d’oca nell’apprendere la notizia.Tutti i dubbi sono stati tolti (…) Bravo Francesco da quest’ oggi ti sei ripreso la tua dignità”.

riccardo casamassima

Uno dei legali: “Non me l’aspettavo

Uno degli altri legali che sta seguendo il processo (l’avvocato di uno degli altri due carabinieri imputati) ha dichiarato di essere rimasta sorpresa dalle affermazioni di Tedesco. Dopo aver insinuato una mancanza di “gentilezza” da parte del difensore di Tedesco (“un’anticipazione amicale della notizia sarebbe stata cosa gradita ed opportuna”, dice) e tende a sminuire l’importanza delle dichiarazioni fatte, sostenendo che l’imputato non sarebbe attendibile. “Ognuno tende a svincolarsi nella maniera meno corretta possibile, e anche forse meno giusta e meno veritiera” dichiara il legale, aggiungendo: “È uno scaricare le responsabilità su altri soggetti, posto in essere da un soggetto che è imputato per lo stesso reato nello stesso processo, a mio parere ciò è sintomatico della poca valenza di queste affermazioni”.