Johnny Quinn

La sua storia, ripresa in questi giorni dalle maggiori testate giornalistiche mondiali, era stato lui stesso a raccontarla. Era il 2015 quando Johnny Quinn, un adolescente di Millington, Tennessee, affidò il suo racconto ad un lungo post sul portale Corageous Faces Foundation. In quelle righe il giovane affidava il resoconto di anni terribili: l’incidente quasi mortale, la lunga degenza, la difficoltà di accettare il proprio corpo ormai irreversibilmente mutilato. Ma anche, e soprattutto, la capacità di aver trovato uno spiraglio di luce nella notte più nera, trasformando le sue cicatrici nel segno di una rinascita.

L’incidente di Johnny Quinn a soli 4 anni

Come ha raccontato Johnny nel lungo post del 2015, l’incendio lo sfigurò quando aveva soltanto 4 anni. Con la sorella Joanna, che all’epoca aveva 7 anni, giocavano a costruire fortini utilizzando balle di fieno. “Decidendo che il nostro fortino fosse troppo buio –  scrive il ragazzo – E non avendo una torcia, piazzammo una piccola candela alla base della costruzione“. Pochissimi istanti e il gioco di due bambini si trasformò in tragedia: il cane Max infatti, correndo intorno alla costruzione dei due fratellini, rovesciò con la coda la candela, proprio mentre Johnny si trovava in cima al fortino e senza possibilità di scendere giù. Il fieno prese fuoco facilmente ed il bambino fu presto avvolto dalle fiamme fino all’intervento prodigioso della sorella maggiore, Leah, che si trovava in casa.

Johnny Quinn ustionato

Il protagonista della tragica vicenda, Johnny Quinn. Fonte: PA Real Life

La donna, pur procurandosi delle ustioni sul 30% del corpo, riuscì a salvarlo: Johnny era un fagotto di pelle e capelli carbonizzati, non respirava, venne messo subito dentro una vasca d’acqua fredda in attesa che il soccorso aereo lo portasse in elicottero al Le Bonhuer Children’s Hospital di Memphis. Proprio tra quelle corsie i medici consigliano alla famiglia Quinn di portare il piccolo, una volta fuori pericolo, allo Shriners Burn Hospital for Children di Galveston, in Texas, specializzato in ustioni infantili gravi. Da quel momento comincia il calvario di Johnny: il 95 % del corpo è coperto dalle ustioni e viene sottoposto ad una una lunga riabilitazione che richiede 6 mesi di coma farmacologico e circa 12 anni di cure e interventi, in tutto 87, che stravolgono il corpo del piccolo.

Una nuova speranza e la carriera da modello

Ma il vero dolore, per Johnny, doveva ancora arrivare. “Gli anni emozionalmente più traumatici per me furono quelli tra i 12 e 13, quando divenni un teenager – rivela il ragazzo – Lasciavo che la crudeltà della gente mi colpisse“. Anni vissuti in un profondo stato depressivo, connotato da tagli che il giovane infliggeva a sé stesso di nascosto e pensieri suicidi. Talvolta veniva definito Freddy Krueger da alcuni bulli della scuola per via del suo aspetto. Una autostima e una fiducia in sé stesso che ha ritrovato solo dopo un lungo periodo di lotte e con l’aiuto di un campo estivo dedicati agli ustionati sopravvissuti, organizzato proprio dalla clinica che gli aveva salvato la vita. Lì Johnny impara che la sua storia è anche la storia di molti altri, che le cicatrici anziché una vergogna possono essere il simbolo di una vera e propria rinascita, che la vita deve necessariamente andare avanti. Curioso ed estroverso, Johnny col tempo rinasce a tutti gli effetti, si dedica a molteplici attività tipiche della sua età come la pittura e l’hip-hop e riesce a farsi accettare ed amare da una notevole rete di nuovi amici.

Johnny Quinn

Il protagonista, Johnny Quinn. Fonte: Courageos Faces Foundation

Negli ultimi giorni è giunta la notizia che grazie alla già citata fondazione di cui fa parte, la Courageous Faces Foundation, Johnny ha potuto realizzare anche uno dei sogni che portava dentro da sempre: diventare un modello. Per sensibilizzare circa le differenze fisiche e i profondi traumi che queste immettono nella vita dei pazienti, è stato realizzato un servizio fotografico promosso in collaborazione con la BBC in cui il protagonista è proprio il giovane Johnny. “Non lascerò più che le mie cicatrici o le parole, gli insulti e le critiche degli sconosciuti fagocitino la mia vita“, dichiarava il ragazzo nel 2015. Oggi è testimonial di una rinascita, di una vita nuova e piena di speranza.