manuel careddu evidenza

Mentre non è ancora purtroppo confermabile che il corpo martoriato ritrovato ieri nelle campagne di Oristano sia quello di Manuel Careddu, le indagini procedono e si scoprono nuovi dettagli che svelano ancor di più la spietatezza degli assassini, poco più che maggiorenni ma già capaci di una violenza inaudita. Inoltre, spunterebbe l’esistenza di un sesto individuo che, stando alle prime ipotesi, non avrebbe preso parte al massacro, ma sarebbe stato a conoscenza del delitto.

Si attende conferma dell’identità del corpo

Sembra proprio essere di Manuel il cadavere ritrovato ieri, in avanzato stato di decomposizione, fatto a pezzi e con evidenti segni di picconate e colpi di pala nella zona cranica.

Il cadavere, uno volta trovato, si presenta ora difficile da identificare ma gli inquirenti stanno comunque facendo di tutto e sperano nelle prossime ore di poter dare delle certezze alla famiglia Careddu.

Trovato il corpo di Manuel Careddu: è stato fatto a pezzi

La madre, a L’Unione Sarda, ha espresso tutta la sua rabbia e disperazione e non ha alcuna intenzione di perdonare gli assassini di suo figlio: “Quelle cinque belve non hanno visto che Manuel era poco più di un bambino? Non hanno pensato che stavano togliendo la vita a un ragazzo come loro, che aveva tanti sogni e tanta voglia di vivere”.

Pur consapevole dei giri “complicati” frequentati dal figlio, non riesce a comprendere la crudeltà con cui gli assassini si sono accaniti su di lui: “Lo so che mio figlio era coinvolto in storie non belle, ma per questo ha pagato le sue colpe. Invece voi, belve umane, lo avete ucciso senza pietà”. E, in preda alla rabbia, ha aggiunto: “Vi voglio vedere tutti e cinque morti. Vi vorrei fare a pezzi uno per uno. Il carcere non basta, per quello che avete fatto. Meritate una fine più orrenda di quella che avete riservato per mio figlio. Neanche quando siete stati scoperti avete avuto un minimo di pietà”.

C’è un sesto individuo

A quanto pare, a sapere di Manuel era una sesta persona: nelle intercettazioni fatte nei giorni successivi all’omicidio, i ragazzi parlano di un amico comune che parrebbe essere stato informato dell’omicidio, ma sarebbe estraneo al compimento dei fatti. Si tratterebbe di un altro coetaneo, che forse conosceva Manuel.

Nei giorni successivi all’omicidio, alcuni degli assassini torneranno sul luogo del delitto: commentano l’accaduto, ridono. “Io me la rido perché non me ne frega un c… ” dice Christian Fodde, alla sua complice 17enne. Forse, il sesto individuo che aveva saputo del delitto ha anche corso un grosso rischio, visto che nelle intercettazioni si scopre che veniva discusa una sua ipotizzabile eliminazione. Sempre la ragazza, infatti, sembra dire a Fodde: “Uccidiamo anche lui?” e, alla domanda, Fodde spiega che non ne varrebbe la pena.