Eccentrica, mondana, anticonformista, ribelle, lussuosa, irriverente. La regola degli aggettivi in scrittura, con Marina Ripa di Meana non funziona, non può funzionare. Una donna che è stata tutto, ha avuto tutto e ha vissuto al massimo.

Ha lavorato, creato, viaggiato, combattuto ma sopratutto amato: il filo conduttore della sua vita è l’amore, per la moda, la vita, per gli uomini. Una vita lunga e piena di stravolgimenti, di cui non si è mai pentita e che anzi ha continuato a cercare fino alla fine.

Marina Ripa di Meana e la figlia Lucrezia Lante della Rovere

Marina Ripa di Meana e la figlia Lucrezia Lante della Rovere

Ha appena 20 anni quando sposa Alessandro Lante della Rovere, uomo di antica famiglia ducale. Lei di Reggio Calabria, era giunta a Roma per finire gli studi. Dopo il matrimonio e diventa, Marina Lante della Rovere. Il loro è matrimonio breve, che subito si sgretola, malgrado la nascita della figlia Lucrezia, ora affermata attrice, con la quale Marina ebbe sempre un rapporto conflittuale recuperato poi negli anni.

Marina Ripa di Meana e il pittore Franco Angeli

Marina Ripa di Meana e il pittore Franco Angeli

Gli anni ’70 e il folle amore per Franco Angeli

Gli ani ’70 che la incoronano come simbolo di quella Roma mondana, da Dolce Vita, un po’ ribelle. Diventa icona di quel tempo e s’innamora di quello che lei stessa definisce “un amore folle” per il pittore Franco Angeli, di cui divenne musa e per il quale arrivò a prostituirsi. Lo mette lei stessa nel libro Cocaina a colazione, un libro, uno scandalo e un successo.

Marina ripa di Meana

Marina ripa di Meana

La sua vita sentimentale è tormentata ma libera. Sono tanti gli uomini che possono dire di averla amata, compreso il giornalista Lino Jannuzzi e tanti di averla avuta come amica: Moravia, Fontana, Parise. Un mondo il suo, circondato da cultura, personaggi illustri e arte, viaggi esotici.

L’amore e il cambiamento per Carlo Ripa di Meana

Con Carlo Ripa di Meana arriva l’amore, quello vero, quello che le cambia la vita.

Marina Ripa di Meana e il marito Carlo

Marina Ripa di Meana e il marito Carlo

Si sposano nel 1982 e lei diventa così Marina Ripa di Meana, la donna che tutti oggi ricordano per il suo gusto sfrenato per la moda e i cappelli e accessori eccentrici, la donna forte e senza mezzi termini, quella che lotta per la difesa dei diritti civili e degli animali, quella che ama disquisire si politica, provocare nei salotti televisivi. Non ha paura di farsi vedere senza veli e di farsi ritrarre senza veli per le cause in cui credeva. Ruvida, elegante e irriverente viene perfino definita uno dei personaggi simboli della tv spazzatura. Ma nulla l’ha scalfita.

Scrive libri, autobiografie, dirige film e fa fare film grazie alla sua vita che evidente meritava di essere raccontata: I miei primi quarant’anni di Carlo Vanzina (1987), film cult di grande successo, e La più bella del reame di Cesare Ferrario (1989).

Fonda una rivista, partecipa a reality, nulla manca al suo curriculum.

La malattia e le ultime volontà

Nel 2002 inizia la lotta contro il cancro. Una lotta durata ben 16 anni e che l’ha vista spegnersi il 5 gennaio del 2018, a 76 anni. Due mesi dopo muore anche Carlo.

Marina Ripa di Meana

Marina Ripa di Meana

La figlia, con la quale si è definitivamente riappacificata la ricorda commossa come una guerriera. Una guerriera che non ha smesso di far discutere fino all’ultimo, quando in una delle sue ultime apparizioni televisive a Pomeriggio cinque decide di leggere quello resterà uno dei testamenti più controversi e discussi.

Lo fa fare dall’esponente radicale Maria Antonietta Farina Coscioni: dice di aver pensato al suicidio assistito in Svizzera, ma che ha poi conosciuto l’alternativa delle cure palliative con la sedazione profonda. E lascia a tutti il suo ultimo pensiero.

“Io che ho viaggiato con la mente e con il corpo per tutta la mia vita, non sapevo, non conoscevo questa via. Ora so che non devo andare in Svizzera. Vorrei dirlo a quanti pensano che per liberarsi per sempre dal male si sia costretti ad andare in Svizzera, come io credevo di dover fare. È con Maria Antonietta Farina Coscioni che voglio lanciare questo messaggio, questo mio ultimo tratto: per dire che anche a casa propria, o in un ospedale, con un tumore, una persona deve sapere che può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze”.

Parole forti, che hanno continuato a far parlare e discutere di lei anche dopo la morte.