lemuri estinzione

La mano degli esseri umani ha plasmato il pianeta in cui viviamo, cambiando interi ecosistemi. Questa capacità di incidere profondamente sul nostro ambiente ha un risvolto particolarmente pericoloso: l’essere umano ha infatti innescato quella che viene chiamata la sesta estinzione di massa. Non ci sono dubbi su questo, e uno studio scientifico dimostra che a rischio sono anche i mammiferi, classe di cui facciamo parte. Gli esperti denunciano che alcune specie, come i lemuri, sono più presenti negli zoo che negli habitat naturali.

La sesta estinzione di massa è causata dall’uomo

I ricercatori sono concordi nel ritenere questa incredibile scomparsa di alcune specie animali come riconducibile all’attività umana.

Incredibile non per l’estinzione in sé, già accaduta altre cinque volte negli ultimi 500 milioni di anni, ma per la vastità e velocità del fenomeno. Tre quarti delle specie animali sono a rischio, e a una velocità che non ha precedenti. Uno studio pubblicato su Science Advances nel 2015 aveva stimato la perdita di specie di vertebrati nell’ultimo secolo 100 volte più rapida del normale.

Oggi un altro studio evidenzia come a rischio ci siano anche i mammiferi, tanto che Brice Lefaux, primatologo dell’European Association of Zoos and Aquaria, parla di “crisi dei primati“.

Secondo il modello elaborato dalle Università danese di Aarhus e svedese di Goteborg, ci vorranno tra i 3 e i 5 milioni di anni per recuperare la biodiversità perduta, fermo restando che si riesca a tornare a livelli “pre-modernità”.

tigre

Le cause dell’estinzione

Le variabili che causano la scomparsa di queste specie animali sono molteplici e cambiano a seconda dei casi particolari. Possiamo comunque individuare come problemi principali la deforestazione, i cambiamenti climatici, il commercio illegale. Ad essere più colpiti sono gli “Animali che vivono solo nella fascia tropicale del mondo, proprio dove le due maggiori cause di scomparsa si accaniscono con maggiore forza: la perdita di habitat e il commercio illegale li strappa alle popolazioni che ancora sopravvivono“, come spiega Lefaux.

Maurizio Casiraghi, professore di Biotecnologie e Bioscienze all’Università di Milano-Bicocca, ha dichiarato che “È utile proteggere singole specie ‘ombrello’, la cui salvaguardia permette di conservare a cascata altre specie del loro ecosistema, ma dobbiamo ormai renderci conto che siamo di fronte a una sofferenza globale di tutti gli ecosistemi. La scienza non basta più: la palla ora deve passare ai legislatori affinché attuino scelte decisive“.