L'ultimo messaggio di Sara Anzanello prima di morire

La pallavolo ancora deve accettare la morte di Sara Anzanello, pallavolista campionessa del mondo nel 2002

Sara Anzanello è morta ieri ad appena 38 anni lasciando senza fiato il mondo della pallavolo e di tutti gli amanti dello sport. Era tra le più vincenti dell’ultimo ventennio, poi la malattia, l’epatite prima e il linfoma poi, ma anche una grande voglia di lottare. Oggi, ore dopo la sua morte sul suo profilo appare, postumo, il suo ultimo messaggio.

La malattia e il messaggio

Anni fa Sara è stata colpita da una grave forma di epatite. Lì è cominciato il suo calvario, in Azerbaijan per giocare, per lei è cominciato il periodo più difficile. Nel 2013 un primo trapianto al fegato e alla fine il linfoma: “Perché condividere: per essere di supporto a chi come me deve superare delle difficoltà, per far capire che la vita è bella, perché in questo momento ho bisogno di energie positive. Devo fare un altro trapianto, ma mi hanno diagnosticato un tumore al sistema linfatico. E ora inizierò i cicli di chemioterapia, ho paura perché voglio vivere“.

Un messaggio per vivere

Non si sa mai quali e quante sfide la vita ti pone davanti, difficilmente si è abbastanza pronti. Cos’è la cosa che vorresti più di ogni altra, il tuo sogno nel cassetto, il tuo desiderio più grande? Il mio sogno è vivere. Semplicemente vivere, passeggiare, stare all’aria aperta, un bel bagno in un mare limpido, la sabbia sotto i piedi, la neve candida che mi circonda in una giornata invernale di sole, i miei quadri, la mia cucina, il mio piccolo orto sinergico, una serata con la mia famiglia e con le persone a cui voglio bene. Vivere, senza grandi pretese, ma vivere“. Il suo messaggio, anche oggi che non c’è più ha commosso molti, non solo i fan che l’hanno seguita da sempre. Poi però racconta dell’aggravarsi delle sue condizioni, di quel tumore con cui è difficile fare i conti. Ma almeno c’è la famiglia: “Ho la fortuna di avere una famiglia, un fidanzato e amici speciali che mi sono accanto e mi fanno ridere e passare minuti spensierati, minuti in cui la malattia non c’è più… Tante altre persone stanno combattendo la mia battaglia, in tante l’hanno già vinta, altre no. Ho paura, non sarà l’emozione migliore da avere, però non avere certezze fa paura. […] Io sono qui per lottare, mai mollare, crederci sempre come ho fatto in tutta la mia vita. Arrivederci a tutti“.