È morta Mariasilvia Spolato, la prima italiana a dichiararsi apertamente omosessuale

Mariasilvia Spolato è morta a 83 anni, dopo una vita passata ai margini per il suo attivismo per i diritti di omosessuali e donne

Mariasilvia Spolato è stata un’icona del movimento femminista e omosessuale prima che questo prendesse forma. Una donna colta e coraggiosa che proprio per la sua onestà e le sue battaglie per l’emancipazione perse tutto, in un Paese e in un tempo in cui dichiararsi lesbica equivaleva ad uno stigma sociale. Spolato è morta oggi a Bolzano, all’età 83 anni, 46 anni dopo quel gesto rivoluzionario che la condannò a una vita da clochard. Oggi, in un’Italia che aspetta ancora una legge contro l’omofobia e in cui salgono le aggressioni causate dall’orientamento sessuale, è ancora più importante ricordare questa figura rivoluzionaria.

Mariasilvia Spolato: la prima donna che ha dichiarato la sua omosessualità

Mariasilvia Spolato è morta nella casa di riposo Villa Armonia di Bolzano, l’ultima città in cui è approdata durante il suo esilio. Spolato, laureata in Matematica con 110 e lode e insegnante all’università, perse tutto dopo il suo coming out, il primo di una donna italiana. Nel 1972 indossò un cartello durante la manifestazione dell’8 marzo a Roma, con la scritta: “Liberazione omosessuale”. Una sua foto venne pubblicata su Panorama e fece il giro di quel mondo fortemente conservatore e ancorato al perbenismo, nonostante le sfide del ’68. Spolato perse il lavoro, la famiglia, che la cacciò di casa, l’amore e gli affetti. Lei che è stata una fine autrice di manuali di insegnamento e libri sulla battaglia per i diritti civili, finì a vagare senza casa. Un declino che segnò il suo crollo personale, nonostante l’importanza dei suoi gesti e del suo pensiero, cristallizzati ne I movimenti omosessuali di liberazione.

femminismoFonte: Rai Cultura


La seconda vita a Bolzano

Mariasilvia Spolato è stata una delle fondatrici del Fuori!, primo movimento omosessuale italiano nato a Torino nel 1971. Fotografa, scrittrice e attivista, dopo lo scandalo che distrusse la sua vita iniziò a vagare per tutto il Paese. Spolato divenne una delle tante “barbone” che incontriamo nelle nostre città, emarginata da quella società che aveva provato a cambiare in meglio. Chi l’ha vista racconta di come continuasse a cercare libri e giornali, frugando nella spazzatura, o nella biblioteca dove si rifugiava. Dopo che una ferita alla gamba andò in cancrena, venne presa in carico dai servizi sociali e accolta in una casa di riposo. Sempre indipendente e fiera, quel cambiamento non lo prese benissimo, rimanendo chiusa in se stessa e nel suo mondo. Solo dopo anni ha ricominciato ad avere fiducia nelle persone che le stavano intorno, le quali oggi vogliono regalarle un’addio degno della precorritrice che è stata.