Processo Cucchi bis, al medico disse: "Mi hanno menato i carabinieri"

Nell'ultima udienza il Pm Musarò ha ascoltato le testimonianze di coloro che assistettero Stefano nelle sue ultime ore di vita

A parlare nel quadro del processo Cucchi bis sono tornati alcuni volti noti della vicenda, ma appartenenti in verità ad un altro filone d’inchiesta, quello sui medici che visitarono e seguirono Stefano Cucchi durante il ricovero. Furono loro ad avere sotto gli occhi Stefano nei suoi ultimi giorni di vita, e ad assisterlo mentre si chiudeva nel suo silenzio e, a quanto riportato, non mangiava né beveva. Ora sono loro a raccontare che Stefano non morì per mera magrezza e  che, ad una persona, addirittura parlò del pestaggio che aveva subìto.

Stefano era “politraumatizzato”

A parlare, questa volta, è il medico che scoprì Cucchi inerme e incosciente nel suo letto di morte e tentò di rianimarlo: parlò di politraumi, descrivendolo come una persona magra ma non tra le più magre che avesse visto e riconoscendo che aveva i segni di un pestaggio. Durante la testimonianza in tribunale ha ribadito come Cucchi sembrava essere sulle sue, ed ha dichiarato che avrebbe rifiutato alcune cure: “Era magro e tentai di stimolarlo a mangiare. Con il medico, nel pomeriggio, volevamo fargli una flebo perché c’erano esami che si stavano muovendo in segno negativo. Non accettò”. Flauto ha anche ribadito che c’erano già stati casi di detenuti che mostravano segni di percosse, aggiungendo però che “ne vedevo tanti di detenuti con segni di percosse e nessuno diceva di essere stato picchiato”.

Tutti gli articoli su Stefano Cucchi

cucchi obitorioIl corpo di Stefano Cucchi


D’altronde Francesco Di Sano, appuntato ed indagato, in una telefonata avrebbe parlato con il cugino Gabriele Di Sano, avvocato, della relazione sullo stato di salute che al tempo l’appuntato scrisse: “Il reato c’è per carità di Dio, risponderò di quello ma ripeto c’è la buona fede” spiega Di Sano, che aggiunge un dettaglio proprio sui traumi di Cucchi: “Per me sono identiche le due annotazione, cioè cambia solo la sintassi, e loro mi dicevano ‘no cambia nella sostanza perché è scomparso questo, i dolori al costato sono diventati dolori alle ossa”.

L’ultima notte voleva la cioccolata

A Silvia Porcelli, dottoressa del Pertini, Stefano rivelò di aver subito un pestaggio: “Nacque una questione con lui in merito a quanto beveva da alcune bottiglie d’acqua ha detto la Porcelli, “avrei dovuto scrivere quanto beveva e quando gli chiesi il perché non si capiva quanto beveva, mi rispose ‘non puoi capire, praticamente mi hanno menato i carabinieri’ ”. A quel punto la dottoressa ha dichiarato di aver cercato di far ripetere la cosa davanti a degli agenti: “Gli risposi ‘aspetta un attimo, stai dicendo una cosa molto importante’. Volevo chiamare gli agenti come testimoni, ma lui rispose ‘è inutile, non chiamare nessuno, tanto non lo ripeto’ ”.

Il ricordo dell’ultima notte è agrodolce: Stefano sembrava insolitamente più tranquillo, con desideri semplici: “Con un collega gli somministrammo la terapia. Era tranquillo, mi stupì che non mi chiese un antidolorifico. Verso mezzanotte suonò il campanello dicendo di essersi sbagliato; cosa che ripeté dopo circa un’ora, dicendo che voleva cioccolata; poi non chiamò più”.

Sei ore dopo, Stefano Cucchi non c’era più.