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I proprietari del villino abusivo di Casteldaccia, dove il 4 novembre ci sono state 9 vittime per l’inondazione del torrente Milicia, hanno parlato in una conferenza stampa organizzata dal loro legale. Antonino PaceConcetta Scurria si sono mostrati disperati e attoniti. Hanno chiesto scusa a Giuseppe Giordano, unico sopravvissuto alla tragedia che ha spazzato via due famiglie. I due erano stati condannati nel 2010 per abusivismo edilizio con l’ordine di demolire la casa.

Le dichiarazioni di Antonino Pace, proprietario della villetta di Casteldaccia

Avevo dato questa casa a Giuseppe in segno d’amicizia. Io mi sento responsabile di tutto, sono in mano alla giustizia.

Dieci anni fa mi avevano condannato. Ma dopo non mi è mai arrivato nessun documento che mi chiedeva di abbattere la casa. Dieci anni fa io avevo lì la mia residenza. Poi l’ha avuta mio figlio. Quella era casa mia. Io entravo e uscivo quando volevo“, dichiara Antonino Pace, tra gli strepiti, di fronte ai giornalisti. L’uomo punta il dico contro i mancati controlli: “Nessuno è venuto a dirmi ‘Lei qua non ci può stare, non ci può abitare’“, nonostante ci sia stata una condanna nel 2010.

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Anche il legale della famiglia, Marco D’Alessandro, sottolinea questo punto: “Nessuno ha mai inibito l’uso di questa abitazione, oltretutto nella quale si è risieduto per tanti anni“.

 Concetta Scurria ribadisce come le ruspe non siano mai andate, non che lei se lo aspettasse visto che nel tempo non ha mai ricevuto un documento dopo la condanna.

La coppia condannata per abusivismo nel 2010

Antonino Pace e Concetta Scurria sono stati condannati per abusivismo edilizio a 3 mesi di carcere e a 23500 euro di ammenda proprio per quella villetta, il cui ordine di demolizione risale al 2008. Nel 2012 la condanna diventa definitiva e impone ai proprietari della casa di abbatterla.

La sentenza è stata confermata in appello e non è stata impugnata in Cassazione, e ora è stata acquisita dalla Procura di Termini Imerese che indaga sulla morte delle 9 persone.

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Foto: Ansa

Così come è al vaglio l’attività del Comune che in quella vicenda giudiziaria non si era costituito parte civile a causa del dissesto finanziario, come ha spiegato il sindaco Giovanni Di Giacinto a Il Messaggero. Per questo nessuna comunicazione sarebbe arrivata agli uffici comunali, che nel 2013 ancora segnalavano alla Procura che c’era un procedimento pendente su quella casa. Insomma, un rimpallo di responsabilità su cui dovranno fare chiarezza i magistrati.